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Compagnia portuale di Olbia, una storia di buona e sana cooperazione

La compagnia portuale “Filippo Corridoni”, dell'Agci, è una presenza storica: è attiva da 90 anni nello scalo sardo. Il presidente, Piero Diana: «Il porto è un punto di incontro di persone, storie, destini e noi siamo pronti ad accoglierli»

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Raccontare l’esistenza della buona e sana cooperazione è importante quasi quanto praticarla, perché è il passo necessario affinché molti possano conoscerla, condividerne i valori, i principi e, perché no, replicarla in diversi settori e ambiti professionali. La compagnia portuale “Filippo Corridoni” di Olbia, attiva dal 1930, ha senza dubbio una bella storia di cooperazione in cui i soci e i dipendenti lavorano insieme con competenza e professionalità, nel pieno rispetto dell’ambiente, della sostenibilità e della valorizzazione del territorio.

Opera principalmente nei porti di Olbia e Golfo Aranci, in Sardegna, fornendo prestazioni portuali quali: carico, scarico, trasbordo, deposito, movimento in genere delle merci e di ogni altro materiale svolti nell’ambito portuale. Fornisce, inoltre, servizi specialistici, complementari ed accessori al ciclo delle operazioni di porto.  Conosciamo meglio questa cooperativa, che fa parte dell’Associazione generale cooperative italiane (Agci), tramite il presidente, Piero Diana.

Quando nasce la cooperativa portuale “Filippo Corridoni”?

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«La compagnia portuale nasce riunendo tutte quelle anime che nel porto di Olbia svolgevano, molto tempo fa, diverse attività, come ad esempio i boari che si occupavano del bestiame, della transumanza. C’erano anche gli scaricatori di porto, i portabagagli che lavoravano nel porto, organizzato in modo tale che ci fosse un unico utente, un’unica rappresentanza. Bisogna sottolineare, però, che in quell’epoca era molto diffuso il caporalato, si lavorava in modo disorganizzato e senza tutele».

La storia della Compagnia nelle immagini dei momenti salienti

Lei ha appena citato il caporalato, un fenomeno presente anche oggi in diversi settori. Nel suo, quello dei trasporti e della logistica, si sono registrati casi di sfruttamento del lavoro?

«Assolutamente no».

È presidente della cooperativa da quando?

«Si, sono presidente dal 2013 e sono entrato in cooperativa grazie a un concorso pubblico organizzato dalla capitaneria di porto, perché prima dipendevamo dal ministero della Marina Mercantile. Era un concorso pubblico che veniva bandito su richiesta della compagnia portuale qualora mancasse personale, oppure, come nel mio caso, quando serviva un ricambio generazionale, in quanto molti andavano in pensione. Nello specifico, si svolgevano prove sia teoriche sia pratiche e si acquisiva un punteggio necessario per salire in graduatoria. Quando l’ho affrontato io, eravamo in cinquecento».

Ci sono donne che svolgono questo tipo di lavoro?

«Siamo stati la prima Compagnia ad aver assunto una donna, che ha lavorato con noi per oltre dieci anni. Anche se non le facevamo svolgere di certo il lavoro pesante, il suo contributo è stato sicuramente molto prezioso».

Quanti dipendenti, quanti soci ha la Compagnia?

«Con la riforma delle pensioni, nell’arco di due anni sono andati via trenta soci che abbiamo rimpiazzato senza concorso pubblico ma facendo lavorare i nostri figli, parenti, anche perché è un mestiere, una passione che si tramanda nel quotidiano in famiglia. Prevediamo che, entro gennaio 2022, i dipendenti diventeranno esclusivamente soci. Attualmente siamo 12 soci e 40 dipendenti».

Piero Diana, presidente della Compagnia portuale “Filippo Corridoni”

Dove operate principalmente?

«Porto di Olbia e Golfo Aranci».

La compagnia “Filippo Corridoni” è una cooperativa Agci. Cosa vuol dire cooperare in una realtà come la vostra?

«La cooperativa per noi è sinonimo di alleanza e aggregazione, valori questi che cerco di trasmettere ai nostri ragazzi. Sono entrato in cooperativa a 18 anni. La compagnia che avevamo prima è completamente diversa da quella di oggi. Per noi è importante trasmettere i valori a chi la compagnia la vive e la vivrà in futuro. È una famiglia unita, la nostra, in cui ciascuno ha un proprio ruolo. Per me e per i soci rimasti è un lavoro impegnativo e vogliamo tramandare tutto ciò che abbiamo sempre portato avanti: spirito di sacrificio e di squadra».

Com’è cambiato il vostro lavoro con la pandemia?

«È cambiato dal punto di vista emotivo più che altro. Per quanto riguarda il lavoro non c’è stato alcun mutamento. Infatti, mentre il resto del mondo si fermava noi abbiamo continuato a svolgere la nostra attività, con tutte le precauzioni del caso ma con la costante paura che potessimo contagiarci. Insomma ci mancava la serenità psicologica. Finalmente abbiamo iniziato un ciclo di vaccinazioni e oggi possiamo muoverci con meno difficoltà».

Qual è il suo augurio da presidente per il futuro della Compagnia?

«Stiamo lavorando su un progetto che credo sia il più importante della nostra compagnia: stiamo acquisendo una nuova gru, di ultima generazione, che ci permetterà di essere più competitivi sul mercato. Noi abbiamo delle gru ma iniziano a “invecchiare”, soprattutto perché il mare le logora col tempo. L’investimento di due milioni e mezzo che abbiamo previsto rappresenta un segno tangibile di “regalare” altri 30 anni di vita alla Compagnia. Credo che sia il migliore augurio concreto che un presidente possa fare e lasciare a chi ci sostituirà».

Ha mai pensato di cambiare lavoro?

«No, perché è un lavoro che mi appassiona, nonostante i periodi bui trascorsi, come quando abbiamo perso la collaborazione con la Tirrenia, un impegno che avevamo da più di 60 anni. È stato un duro colpo per noi, anni terribili, considerato che, a dicembre del 2017, ci siamo ritrovati senza lavoro. Fortunatamente nel frattempo è subentrata un’altra compagnia, la Grimaldi, che in un certo senso, ci ha aiutato a riemergere. Come un buon pugile insegna, non importa se cadi. Ciò che conta è non restare a terra: così abbiamo fatto noi. Ci siamo rialzati più forti di prima, consapevoli che le sfide si vincono solo se si affrontano insieme, cooperando e continuando ad amare il nostro lavoro, il nostro territorio, il mare e il porto, che è un luogo che ha un proprio fascino: è un punto d’incontro, è un viavai in cui s’incrociano persone, storie, destini e noi siamo lì, pronti ad accoglierli».

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Mascia Garigliano
Orgogliosamente calabrese, romana d’adozione. Nata nel 1983, giornalista professionista dal 2010. Attualmente sono responsabile ufficio stampa di AGCI (Associazione generale cooperative italiane). La scrittura e la lettura sono il mio pane quotidiano. Ho esperienza come redattrice, addetta stampa, social media manager e organizzatrice di eventi. Adoro viaggiare, fisicamente e con la fantasia. Il tempo libero lo passo a cucinare, nuotare e boxare. Particolare predilezione per i cani, amo la natura e i casolari in campagna, con mare annesso. Un mio motto? “Può cambiare il modo di comunicare ma il giornalismo rimane pur sempre il Quarto potere”.
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