La società Ida rilancia, con un ricorso in giudizio, il progetto per il riordino della vetta di Monte Cavo, la cima che sorge ai Castelli Romani, che dalla metà degli anni Settanta del secolo scorso ospita decine di tralicci radio-tv, tra cui quelli dei più importanti network italiani. L’azienda, proprietaria dell’area dal 1991, quando l’acquistò per poco più di un milione di euro, nel 2003 si era vista recapitare un’ordinanza di demolizione del Comune di Rocca di Papa per i box «realizzati senza alcun permesso» in una zona dove, dal punto di vista urbanistico, «vige l’inedificabilità assoluta» essendo soggetta a vincoli di tutela.
Da questa ordinanza, la necessità per l’azienda di riordinare la vetta di monte Cavo, su cui incombono una cinquantina di sentenze della giustizia amministrativa (tra cui quella del Consiglio di Stato del 2023, che ha respinto tutte le impugnazioni della società Ida), secondo cui i box e i tralicci devono essere rimossi ripristinando l’originalità dei luoghi e su cui si è in attesa che il Comune proceda con il piano di intervento demolitorio come richiesto dai giudici.
Il progetto di riordino, presentato nel 2018, prevedeva la realizzazione di un unico traliccio in grado di ospitare le varie emittenti radio-televisive che irradiano il loro segnale dalla vetta di monte Cavo, ma era stato respinto dall’amministrazione comunale nel settembre del 2019, ritenendo la proposta inidonea soprattutto dal punto di vista paesaggistico. Due anni dopo, la società Ida ci riprovava presentando una nuova istanza con tanto di comunicazione di avvio del procedimento all’XI Comunità montana del Lazio che, a sua volta, respingeva la richiesta ritenendola inammissibile. Una decisione impugnata dall’azienda con un ricorso al Tar (Tribunale amministrativo regionale) del Lazio, che veniva respinto nel 2023 e a cui seguiva, il 20 giugno 2025, una nuova istanza volta a ottenere «l’immediato riavvio del procedimento […] per il rilascio del titolo autorizzativo riguardante il progetto di riordino e risanamento di monte Cavo vetta», giudicando pretestuose le ragioni di inammissibilità avanzate dalla Comunità montana.
Nella camera di consiglio del 9 dicembre scorso, la Sezione seconda quater del Tar del Lazio, presidente Antonella Mangia, chiamata ad esprimersi definitivamente sulla prosecuzione del giudizio, ha deciso di fissare una nuova udienza per il prossimo 21 aprile, inviando gli atti al rito ordinario. In quella sede si vedrà se le ragioni contenute nel ricorso verranno accolte dai giudici, permettendo così alla società Ida di sbloccare il progetto di riordino di monte Cavo vetta e riprendere l’iter per la sua approvazione.
Progetto su cui il Comune dovrebbe comunque dire l’ultima parola, unitamente al Parco regionale dei Castelli Romani, in quanto l’area ricade all’interno del proprio perimetro di competenza, e il cui silenzio sull’argomento desta non poche perplessità da parte dei cittadini che attendono da decenni il recupero storico-ambientale dell’antico mons Albanus con la rimozione di box e tralicci abusivi e la conseguente bonifica dei luoghi.









