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Le Gallerie nazionali Barberini Corsini di Roma chiudono l’anno con un’affluenza record di visitatori grazie soprattutto a Caravaggio 2025 e, ora, si preparano a stupire e incuriosire il pubblico con un nuovo e ambizioso progetto: la mostra Bernini e i Barberini che inaugurerà il 12 febbraio 2026 nelle sale di Palazzo Barberini e resterà visibile fino al 14 giugno.
I biglietti in prevendita saranno disponibili a partire dal 4 dicembre 2025 sul sito www.coopculture.it. La mostra, annunciano i curatori Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, sarà qualcosa d’importante a Roma e per Roma. Il progetto è frutto di lunga preparazione e del contributo di alcuni dei principali studiosi italiani e stranieri nonché della sinergia con musei e collezioni private.

La mostra indaga il rapporto speciale tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, suo primo e più decisivo committente, eletto pontefice nel 1623 con il nome di Urbano VIII e offre un’occasione inedita e interessante per ripensare la nascita del Barocco attraverso la lente privilegiata del dialogo personale e intellettuale tra queste due figure chiave, così determinanti nell’affermazione del linguaggio artistico del loro tempo.
L’idea è anche quella di scoprire la Città Eterna in un’ottica nuova seguendo proprio le tracce di quello che fu definito il regista del Barocco italiano a cominciare dall’imponente scalone quadrato di Palazzo Barberini, voluto per creare un accesso scenografico al piano nobiliare, alle due fontane del Tritone e delle Api, fino alle opere custodite nella Basilica di San Pietro.
Un’incredibile occasione per approfondire il rapporto tra arte e potere attraverso le varie committenze. Hanno prestato le loro opere, molte delle quali esposte per la prima volta in Italia: Palazzo-Museo Albertina di Vienna; J. Paul Getty Museum di Los Angeles; Musée du Louvre di Parigi; Museo Nazionale del Bargello di Firenze; Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid; Musei Vaticani della Città del Vaticano; National Gallery di Londra; National Gallery di Washington; The Morgan Library di New York; Victoria and Albert Museum di Londra.

Un progetto condiviso
L’esposizione, che vede il sostegno del Main Partner Intesa Sanpaolo, con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano e Coopculture come partner tecnico, si colloca in coincidenza con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626).
È questo uno dei momenti più alti del Barocco romano e dell’attività berniniana, uno snodo storico-artistico di primaria importanza approfondito nel catalogo edito da Allemandi, con i saggi dei curatori e di autorevoli specialisti e le schede analitiche di tutte le opere esposte.

Bernini e i Barberini, le origini del Barocco
In un dibattito ancora aperto tra chi colloca il Barocco intorno al 1600, con Carracci e Caravaggio, e chi lo vede affermarsi pienamente negli anni Trenta del Seicento con Bernini, Pietro da Cortona e Borromini, la mostra mette a fuoco proprio la centralità del rapporto tra l’artista e il cardinale Barberini, poi papa Urbano VIII, come chiave interpretativa di quella svolta epocale.
L’iniziativa è in continuità con le recenti esposizioni di Palazzo Barberini dedicate ai Barberini e al loro contesto artistico, L’immagine sovrana (2023) e il citato Caravaggio 2025, che hanno già esplorato il ruolo decisivo di Maffeo nella cultura figurativa della Roma del Seicento, riconfermando Palazzo Barberini come fulcro per la conoscenza di questo stile artistico e culturale.
La percezione visiva di Urbano VIII
Urbano VIII non fu solo il vero scopritore di Gian Lorenzo Bernini, riconoscimento già evidenziato da studiosi come Cesare D’Onofrio, Francis Haskell e Irving Lavin e determinante per la maturazione del linguaggio berniniano e per le grandi imprese monumentali realizzate in San Pietro durante il suo pontificato, ma colui che lo celebrò come il Michelangelo della sua epoca, genio indiscusso e quasi divino.
L’approccio artistico di Urbano VIII non si concentrava sull’opera d’arte in sé, ma sulla sua capacità di creare un impatto scenografico e di comunicazione. «Nel percorso espositivo a significare questo aspetto sarà l’allineamento dei busti di Bernini» ha spiegato la curatrice Maurizia Cicconi.
E certo il Bernini sapeva imprimere la grandezza scenica ovunque, sia nel “palcoscenico sacro” di San Pietro dove l’opera barocca del Baldacchino è pensata per stupire e guidare il fedele, sia nel “palcoscenico profano” di Palazzo Barberini, espressione di grandezza e potenza della famiglia, che si concretizza nel Gran Salone, la cui volta affrescata con l’Apoteosi della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona celebra la glorificazione del potere del papa attraverso la metafora della provvidenza divina.
Gian Luca Bernini, figlio d’arte
Significativa fu la figura del padre, Pietro Bernini, artista rilevante del Barocco italiano, dal quale il giovane Gian Lorenzo apprese l’iniziale formazione nella scultura. Questo gli consentì di sviluppare un precoce talento tanto che i due collaborarono a diverse opere. Tra le più famose vi è la fontana della Barcaccia a Piazza di Spagna, che realizzarono tra il 1627 e il 1629.
La mostra, dunque, è un viaggio affascinante nella carriera di Bernini dagli esordi alla piena maturità, documentando il passaggio dal tardo manierismo paterno a un linguaggio personale di travolgente potenza espressiva.
Opere fondamentali come il San Sebastiano del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e il Putto con drago del Getty Museum testimoniano il momento in cui la scultura barocca nasce davvero, mentre prestiti eccezionali quali Le quattro stagioni, proveniente dalla collezione della famiglia Aldobrandini, permetteranno di approfondire ancora il confronto tra il padre Pietro e il figlio Gian Lorenzo.

Un percorso espositivo pensato per tutti
Il percorso della mostra, strutturato in sei sezioni, ognuna dedicata a un aspetto cruciale del rapporto tra Bernini e i Barberini, è pensato per essere fruibile e percepibile da tutti: sono infatti previste visite guidate con il linguaggio dei segni e realtà aumentata ma anche speciali appuntamenti con pazienti oncologici e docenti di neuroscienza. L’arte è una fonte di benessere e l’esperienza estetica delle opere pittoriche e scultoree stimola piacere e gratificazione.
La pittura del Bernini
Un’altra parte del percorso esplora l’inedito Bernini pittore. È Maffeo Barberini a incoraggiarlo a cimentarsi anche in questo ambito. Accanto a tele presentate per la prima volta in pubblico – l’unico importante dipinto “pubblico” di Bernini – sarà esposto a confronto con il suo pendant di Andrea Sacchi (entrambe le opere sono un prestito eccezionale della National Gallery di Londra).
Disegni, incisioni e modelli permetteranno poi di approfondire il ruolo dell’artista nei grandi cantieri di San Pietro, dal già menzionato Baldacchino alla rimodellazione della crociera fino al monumento funebre di Urbano VIII, cuore simbolico del pontificato e della stagione berniniana.
La mostra riporterà inoltre per la prima volta a Palazzo Barberini la galleria dei ritratti degli antenati Barberini, capolavori in marmo scolpiti da Bernini, da Giuliano Finelli e da Francesco Mochi, oggi dispersi in collezioni pubbliche e private. Un’attenzione particolare sarà dedicata all’immagine e alla memoria di Urbano VIII, con busti in marmo e bronzo accostati a uno dei pochissimi dipinti attribuiti con certezza a Gian Lorenzo.
L’esposizione si chiude con uno sguardo più ampio sul gusto barberiniano, promosso dalle Apes Urbanae e così definito da Leone Allacci. Con la personalità di Bernini dialogano altri artisti dell’epoca, tra cui Guido Reni, e busti raramente esposti, come quelli di Thomas Baker dal Victoria and Albert Museum e di Costanza Bonarelli dal Museo Nazionale del Bargello, oltre a capolavori di Alessandro Algardi e Francois Duquesnoy.
Informazioni sulla mostra
Titolo Bernini e i Barberini
Dove Palazzo Barberini, Roma
Via delle Quattro Fontane, 13
Periodo 12/02- 14/06/2026
Artista Gian Lorenzo Bernini
Sito web https://barberinicorsini.org/









