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Lotta ai rifiuti, si intensifica l’attività dell’ente Parco dei Castelli Romani. Grazie alle fototrappole, più controlli sul territorio. Quaranta nuove fototrappole verranno installate nelle zone del Parco più colpite dall’abbandono dei rifiuti. I nuovi dispositivi saranno affiancati da un sistema di videosorveglianza, con il coinvolgimento diretto della polizia locale e dei carabinieri forestali: l’obiettivo è rafforzare il presidio del territorio e scoraggiare i comportamenti illeciti che danneggiano l’ambiente e il paesaggio.
«Più che sulla repressione, crediamo fermamente nell’educazione ambientale e nel senso civico», spiega Ivan Boccali, presidente dell’Ente Parco dei Castelli Romani. Un concetto che il presidente ribadisce parlando del ruolo dei cittadini: il Parco, sottolinea Boccali, è «un bene comune», e solo unendo le forze tra ente, amministrazioni comunali e cittadini si può mantenere il territorio pulito e accogliente.
Le fototrappole non sono una novità per l’ente Parco, che le utilizza già nei siti naturali più esposti all’abbandono indiscriminato di rifiuti, per individuare e sanzionare chi degrada l’ambiente. A occuparsi della vigilanza sul territorio è il Servizio Guardiaparco, che pattuglia le aree del Parco e monitora i punti sensibili anche con il supporto delle fototrappole. I Guardiaparco hanno la qualifica di agenti di Polizia giudiziaria, un potere che permette loro di accertare e reprimere i reati ambientali.
Sulle competenze, però, è bene fare chiarezza. La gestione dei rifiuti, la pulizia e la bonifica delle aree restano di responsabilità dei singoli Comuni del Parco, con cui l’ente lavora in costante coordinamento. È invece l’ente ad applicare le sanzioni amministrative previste dalla legge.
Le multe variano a seconda della gravità dell’infrazione. Per i piccoli rifiuti urbani, come mozziconi di sigaretta o cartacce, la sanzione va da 80 a 320 euro. Se si tratta invece di rifiuti non pericolosi abbandonati, la multa sale a una cifra compresa tra 1.500 e 18.000 euro. Le conseguenze diventano più severe quando l’abbandono avviene con un veicolo e a compierlo è il titolare di un’impresa: in questo caso si configura un reato, punito con l’arresto da 6 mesi a 2 anni o un’ammenda fino a 27.000 euro, oltre al sequestro del veicolo e al ritiro della patente. Per chi realizza vere e proprie discariche abusive è prevista la reclusione da 1 a 5 anni, che può arrivare fino a 6 anni in presenza di condizioni aggravanti, con la confisca dell’area.
Le nuove fototrappole si inseriscono proprio in questa strategia: più tecnologia e più prevenzione, ma anche più consapevolezza, per difendere un patrimonio ambientale che riguarda tutti.









