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HomeAttualitàMota (Agci): «Partecipazione e presenza, antidoti a violenza e indifferenza»

Mota (Agci): «Partecipazione e presenza, antidoti a violenza e indifferenza»

Dopo le violenze a Torino, appello del presidente dell'Associazione cooperative: «Ritrovare il senso del fare insieme e del mettersi in gioco»

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«Piazze violente, tesi politiche surreali e dibattiti fuori dalle righe, animi esacerbati, quartieri in mano alla delinquenza giovanile. Servizi sociali stressati, rabbia che si sfoga nel vandalismo e nella distruzione. La maggioranza dei cittadini guarda come fosse un videogioco e lascia alle forze dell’ordine il compito di gestire il peggio». Lo afferma Massimo Mota, presidente dell’Associazione generale cooperative italiane (Agci), commentando recenti fatti di cronaca.

«Del poliziotto preso a martellate a Torino ci dimenticheremo in 48 ore – continua Mota – per aspettare il passaggio al livello successivo, proprio come in una serie tv o nella consolle del videogame. Passivi e inermi. A chi non piace verrà in mente che ci siamo già passati altre volte e che poi se ne esce. Non so se viene anche in mente però che la polizia non basta. Serve la rivolta dei buoni. Serve uscire di casa, parlare, confrontarsi, vivere le regole della democrazia, votare e mettersi in gioco».

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Il presidente di Agci lancia poi un appello ai cittadini e chiama in causa il mondo della cooperazione, che la sua Associazione rappresenta: «Serve condividere tra i buoni con i buoni, essere attivi, fare sentire non solo solidarietà ma presenza, partecipazione, voglia di difendere principi di libertà e di civiltà. Nelle società degli uomini le minoranze violente ci sono sempre state. Mai come ora però la maggioranza sta a guardare, scuote la testa e poi si rintana nel peggiore individualismo mai visto. Se amiamo la nostra vita, bisogna ritrovare il senso del fare insieme. È meno comodo della tv on demand, ma più efficace. Anche la cooperazione è espressione del fare insieme e credo che anche da casa nostra possa venire una lezione e un sostegno, affinché la maggioranza non chini la testa alla minoranza».

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