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Libri: equità economica nella “Teoria del giusto livello”

Il nuovo saggio elaborato da Lucio Schiuma e Maria Teresa Infante La Marca è una sorta di manifesto che propone anche importanti vie d’uscita

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Che le probabilità di successo di qualunque sistema socio-economico dipendano dal suo livello di solidarietà e quindi di giustizia ed equità sociale dovrebbe essere un principio acquisito. In realtà il nostro mondo globalizzato ci dice ben altro, racconta l’opposto. I poveri (identificati ormai con la classe media) sono sottoposti a privazioni e stenti, costretti a subire una economia che non lascia spazio ad alcuna equità e dove le azioni umanitarie sono spesso verbali e strumentali.

Il nuovo saggio elaborato da Lucio Schiuma e Maria Teresa Infante La Marca (in vendita su tutte le piattaforme ed edito dal Gruppo Editoriale Writers Editor) già nel titolo, “Teoria economica del giusto livello – Economia solidale per la pace mondiale”, anticipa il contenuto. È un saggio molto chiaro e non solo destinato ad una élite: una sorta di manifesto che non teorizza solamente ma propone importanti vie d’uscita, un saggio dirompente capace di scuotere dal torpore le coscienze.

Va spiegato che la Teoria economica del giusto livello (o del livello minimo) costituisce
un completamento e superamento della Teoria dell’equilibrio di John Nash, il quale aveva integrato, a sua volta, le teorie economiche di Adam Smith, considerato il padre/fondatore dell’economia moderna/classica.

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Secondo Adam Smith (insigne economista/filosofo scozzese del XVIII secolo), infatti, il miglior risultato possibile si ottiene quando ogni componente del gruppo/sistema fa ciò che è meglio per sé. John Nash, invece, dimostrò che la teoria di Smith fosse almeno incompleta (se non del tutto errata) e che il miglior risultato possibile si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé e per il gruppo.

Le due teorie però sono qui smontate, superate. L’Equilibrio di Nash, per Lucio Schiuma e Maria Teresa Infante La Marca, trascurerebbe una variabile fondamentale: quella dei giocatori/attori passivi (cittadino medio). Il cittadino medio non ha in questo mondo globalizzato alcun potere di prendere decisioni, ma inevitabilmente subisce gli effetti delle azioni prese dai giocatori/attori attivi, influendo in ogni caso sull’equilibrio e sul funzionamento dell’intero sistema/società di appartenenza.

Uno stato di cose a lungo termine pericoloso. Perché? Le ragioni sono semplici: in primis i giocatori passivi, se sottoposti a privazioni, possono diventare attivi e rompere equilibri iniqui. Come dimostra la storia (antica, moderna e contemporanea, fino all’attualità), se l’anello più debole della catena si rompe, poi si spezza anche la catena (vedi guerra Ucraina/Russia-Israele/Palestina). E se la catena non si è ancora spezzata l’implosione sociale sarà comunque inevitabile.

La Teoria di Nash, inoltre, tende a creare individui/cittadini poco consapevoli e, di conseguenza, con un basso senso di responsabilità. Ed anche questo è un fenomeno pericoloso, spiegano gli autori: il giocatore passivo/cittadino povero, sarà portato a fare sempre e solo ciò che è meglio per sé stesso, e non anche per la collettività. E, in caso di estrema necessità, o affamato, lo farà con qualsiasi mezzo possibile, persino in maniera illecita – ad esempio: evasione fiscale, frodi, furti e rapine –, fino a ingenerare un vero
e proprio circolo vizioso, presagio del degrado sociale di cui la società contemporanea è ormai vittima.

Le medesime considerazioni (politiche, economiche e sociali) nel saggio/manifesto sono applicabili nelle relazioni tra Paesi industrializzati e Paesi sottosviluppati. Se i Paesi che dominano l’economia mondiale continuano ad adottare decisioni finalizzate solamente a massimizzare i lorointeressi/profitti, saranno inevitabili drammatiche catastrofi umanitarie e pericolosi effetti-domino.

Oggi, ricordano i due autori, oltre l’80% della ricchezza mondiale complessiva è detenuta da circa il 5% della popolazione. Nel 2020, 26 super miliardari possedevano la stessa cifra posseduta da 3,8 miliardi di indigenti. Tra questo 5% di super ricchi e la classe povera esiste una larga fascia del tessuto sociale, comunemente definita classe media, la quale, con lievi oscillazioni tra uno Stato e l’altro, rappresenta il 60/70% della popolazione totale. È facilmente intuibile quanto possa essere determinante l’agito di tale 60/70 (occupazione/disoccupazione agiatezza/miseria, sottomissione/rivolta); a cui va peraltro ad aggiungersi il restante 20/30% delle classi più indigenti.

La Teoria economica del giusto livello (o del livello minimo), oltre a effettuare una valutazione diagnostica su un malato quasi terminale, offre concrete soluzioni di cura. Il problema è che queste soluzioni non sono facilmente perseguibili in una società che ha ancora al suo centro l’idea di sfruttamento degli individui e del pianeta. Un giocatore passivo messo nella condizione ottimale di diventare un elemento responsabile, consapevole e partecipativo, potrebbe rappresentare un pericolo per chi vuole proseguire a delinquere e ad accumulare ricchezza?

Questa proposta politica deve arrivare alla nostra classe dirigente, non solo italiana, anche europea, se si vuole dare una stabilità al sistema bisogna sanare le ingiustizie sociali, dare maggiore dignità ad ogni individuo, essere solidali e cooperare concretamente. Questo porterebbe a minori tensioni e probabilità di ribellione e rivolta e di conseguenza a minori possibilità di caduta del sistema. Caduta inevitabile. Se anche il mondo della scienza e ricerca economica ha bisogno di arricchirsi di nuovi contenuti originali, senz’altro un riferimento importante dal quale ripartire sarà proprio la “Teoria economica del giusto livello” di Schiuma e Infante.

teoria del giusto livello
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Maria Grazia Di Mario
Maria Grazia Di Mariohttps://www.thefilmseeker.it
Laureata in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma, è giornalista professionista, poetessa, saggista, editrice, operatrice culturale. Tra i giornali e le emittenti con cui ha lavorato: Il Messaggero, Avvenire, Paese Sera, L'Umanità, Radiocorriere Tv, Canale 5, l'Avanti, La voce di New York, Cinecorriere. Attualmente dirige la Biblioteca Casa Museo Angelo Di Mario, per la quale organizza numerosi eventi non profit, e tre testate giornalistiche da lei fondate: Sabina, www.sabinamagazine.it, www.thefilmseeker.it. Ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio nazionale Anco Marzio con il libro di poesie “Cabricia il serpente”; è stata finalista del IX Premio Carver per la saggistica con il libro “Alberto Moravia il profeta indifferente”, per il quale ha vinto il 2° premio Nabokov; ha vinto il 2° Premio ArgenPic con il romanzo “La donna senza testa”; ha vinto il 1° premio mondiale Golden Aster Book con “La donna senza testa”.
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