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Un piano da circa 53 milioni di euro nei prossimi tre anni per fermare l’abbassamento delle acque e salvare i laghi di Castel Gandolfo e Nemi. Il provvedimento principale, emerso durante un vertice a Palazzo Chigi ad Ariccia, prevede lo spegnimento progressivo degli 11 pozzi che gravano sulle falde dei Castelli Romani.
La situazione dei due specchi d’acqua è seria e parte da lontano. Dal 1990 a oggi, la diminuzione delle piogge e l’aumento dell’evaporazione legati ai cambiamenti climatici hanno ridotto drasticamente gli apporti naturali d’acqua. In questo contesto, il gestore del servizio idrico ha già avviato le prime contromisure. Il presidente di Acea Ato 2, Marco Salis, ha spiegato che tra il 2018 e il 2026 i prelievi dai pozzi più sensibili sono stati ridotti di oltre il 30%, dismettendo anche alcuni impianti. Ora sono previsti investimenti superiori a 40 milioni di euro per rendere più efficienti le reti e connettere gli acquedotti, con l’obiettivo di tagliare i prelievi di altri 55 litri al secondo ogni anno. Secondo Salis, la tutela dei laghi richiede una strategia a lungo termine basata su infrastrutture efficienti e sulla collaborazione tra le istituzioni.
Se il lago Albano di Castel Gandolfo richiede attenzione, per quello di Nemi si parla di una vera e propria emergenza, dato che il bacino è molto più piccolo e vulnerabile. Il sindaco di Nemi, Alberto Bertucci, ha lanciato un forte allarme sul rischio di raggiungere un punto di non ritorno: «Il nostro lago contiene circa 16 milioni di metri cubi d’acqua contro i 90 milioni di Albano. Significa che la perdita di livello da noi è proporzionalmente sei volte più grave».

Bertucci ha evidenziato che nell’area vengono prelevati ogni anno oltre 20 milioni di metri cubi d’acqua potabile da parte di Acea, a cui si aggiungono i pozzi non censiti. Per questo il sindaco ritiene urgente rivedere le autorizzazioni e avviare un progetto per recuperare e convogliare le acque piovane nel lago. Al suo allarme si unisce quello del sindaco di Albano, Massimo Ferrarini, che ha ricordato come il tema sia rimasto a lungo sottotono, sottolineando il pesante impatto economico che il declino dei laghi ha sui commercianti e sulle famiglie del territorio.
Per dare risposte concrete, la Regione Lazio e l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale (Aubac) hanno messo in campo i finanziamenti necessari all’interno del piano triennale. Il segretario generale dell’Aubac, Marco Casini, ha annunciato un primo intervento da 4,9 milioni di euro destinato al Comune di Castel Gandolfo per la messa in sicurezza delle sponde e la raccolta delle acque piovane attraverso i sistemi denominati Gronde Sud-Ovest e Nord-Est, così da restituirle al lago.
A garantire la copertura economica dell’intero progetto è stato l’assessore al bilancio della Regione Lazio, Giancarlo Righini, che ha dettagliato lo stanziamento dei fondi: la Regione interverrà direttamente con 23 milioni di euro, che si sommano ai finanziamenti della Cabina di regia nazionale contro la crisi idrica, a quelli del commissario per l’emergenza idrica e della Città Metropolitana.

«L’obiettivo è chiaro – ha detto Righini -: avviare progressivamente, a partire dal 2026, la riduzione dei prelievi fino allo spegnimento totale degli 11 pozzi che soffocano i bacini, sei nel bacino Albano e cinque in quello di Nemi». Al tavolo ha partecipato anche l’Associazione nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue (Anbi). Il direttore generale, Massimo Gargano, si è impegnato a verificare costantemente che le attività sportive e sociali programmate sui laghi rimangano del tutto compatibili con la tutela dell’ambiente e il rispetto della risorsa idrica.









