Cerimonia di consegna, ieri sera, del premi “Apollo d’oro” ai migliori cortometraggi in occasione della undicesima edizione del Santa Marinella short film festival, che si concluderà questa sera nella cittadina del litorale laziale a nord di Roma. Come vincitore assoluto è stato premiato il cortometraggio “Gli elefanti”, film sui Vigili del fuoco: tratta la storia di un intervento in occasione di un incidente. Il film, attraverso il racconto di quell’intervento, evidenzia il lavoro di squadra e l’umanità del personale. È stato girato nei comuni di Jesi, Montecarotto e Poggio San Marcello in provincia di Ancona.
In rappresentanza del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, per il ritiro del premio e per i ringraziamenti, erano presenti il comandante di Roma, ingegner Adriano De Acutis, il vigile Marco Aceti, che ha partecipato come attore al cortometraggio, e il Capo Sede di Civitavecchia, Massimo Labanti. Hanno ricevuto i riconoscimenti dalla presidente dello Short film festival, Sonia Signoracci, e dall’assessore alla cultura e al tempo libero del Comune di Santa Marinella, Gino Vinaccia.
La rassegna della cittadina del litorale laziale testimonia l’importanza nella produzione cinematografica italiana del film corto.
“Gli elefanti”: in 13 minuti le emozioni di ogni giorno di lavoro dei Vigili del fuoco
Un drammatico incidente, un uomo intrappolato, un salvataggio. Questo il tema attorno al quale ruota “Gli elefanti”, il corto diretto da Antonio Maria Castaldo e realizzato nell’ambito dell’attività del Dipartimento dei Vigili del fuoco. Ne illustra i particolari la pagina Facebook “Noi soccorritori”.
Attorno a questo singolo atto rappresentato nel cortometraggio, si spiega nella pagina Facebook, c’è uno spaccato dell’attività del Corpo e c’è l’aspetto umano. Aspetti che Castaldo riesce a far emergere con calore nei 13 minuti del suo “Gli elefanti”, realizzato grazie al supporto e la disponibilità dei Vigili del fuoco. Non solo con attrezzature, ma anche con operatori dei Vigili che hanno la passione del cinema, che hanno fatto film nel passato. Come Marco Aceti, che ha lavorato per esempio a “Notte prima degli esami” e in tanti altri film, in alcuni casi anche da protagonista.
«Nessuno si può calare in una situazione simile meglio di chi da vent’anni fa questo lavoro», è stato il quesito che ci si è posti, spiega il regista, al momento della scelta del protagonista del cortometraggio. Per questo anche i tempi di lavorazione sono stati rapidi, perché tutto è stato naturale, «perché lo fanno nella vita vera».
Ma c’è un altro aspetto interessante che sottolinea Castaldo: «Ad esempio Marco Aceti, che ha fatto molti film ma non aveva mai unito i due mondi, per la prima volta si trova a unire il lavoro che fa da 18 anni e quello di attore, che è una sua grande passione, interpretando se stesso. Un’unione di passione che ha portato ad una grande emozione perché per la prima volta ha unito questi due mondi che erano paralleli e non si erano mai toccati. Non si aspettava di emozionarsi tanto, perché fa un lavoro che è già importante per la società ed è riuscito a unirlo all’altra sua passione, che per lui è altrettanto vitale».
Perché “Gli elefanti” come titolo del cortometraggio? Perché gli elefanti si sostengono reciprocamente e sono noti per il loro senso di protezione verso il branco.
Vigile del fuoco e attore: chi è Marco Aceti

Marco Aceti, l’attore-vigile del fuoco che riesce a coniugare il lavoro di pompiere (il primo amore «iniziato un po’ per caso») e il set, sogno di quando era bambino.
Si è fatto apprezzare dal grande pubblico con “Notte prima degli esami” (2016), poi il salto, da protagonista, con “Lettera H” di Dario Germani, su uno dei più grandi casi di cronaca degli ultimi decenni, la storia del mostro di Firenze. Di recente, un film horror, “La casa del sabba” (2021), e in teatro “Le regole del gioco”. Nel suo ultimo lavoro ha portato la divisa da pompiere anche in “Gli elefanti”.
Fare il vigile del fuoco, dice Aceti, «mi regala esperienze incredibili che servono per bilanciare il lavoro di attore, che non sempre magari riesce riempirmi al cento per cento».










