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Zahi Hawass, il più celebre egittologo vivente, che ha curato anche lo stupendo catalogo della mostra edito da Allemandi con le foto di Massimo Listri, alcune delle quali pubblicate in questo articolo, ricorda: «Il più grande monumento mai costruito dall’Egitto non fu una piramide o un tempio, ma l’idea stessa di eternità». È questa idea a risuonare in ogni sala di una mostra destinata a restare nella memoria, dove alcuni capolavori della millenaria civiltà egizia sono esposti per la prima volta fuori dal loro paese. Alle Scuderie del Quirinale, a Roma, visibili fino al 3 maggio prossimo 130 capolavori provenienti dal Museo Egizio del Cairo e dal Museo di Luxor.
Un viaggio affascinante alla scoperta di una civiltà senza tempo nelle sue forme più alte e intime: potere, fede, vita quotidiana. Non ci resta che abbandonarci alla bellezza lasciando che i reperti raccontino il resto. Ed è l’oro, materia divina, una vera e propria tecnologia dell’eternità ad aprire l’esposizione.
Il sarcofago dorato della regina Ahhotep II, la collana delle Mosche d’oro, antica onorificenza militare per il valore in battaglia, e il collare di Psusennes I, di cui ci sembra di sentire il tintinnio sacro di quei seimila grani d’oro, ci trasportano nel mondo delle élite egizie, dove l’ornamento diventa linguaggio politico e riflesso di una teologia del potere.

Intorno al corredo funerario di Psusennes I, scoperto a Tanis nel 1940, si concentrano oggetti di straordinaria raffinatezza: amuleti, coppe e gioielli che, dopo tremila anni, conservano intatta la loro luce.
Il monumentale sarcofago di Tuya, madre della regina Tiye, ci accoglie nella sezione dedicata alle pratiche funerarie e alla fede di rinascita.

Attorno, le statuette shabti, i vasi canopi e un papiro del Libro dei Morti raccontano la precisione quasi scientifica con cui gli Egizi preparavano il viaggio nell’aldilà: un insieme di formule, immagini e strumenti per attraversare il mondo invisibile e rinascere alla luce di Ra. Affascina l’accuratezza con cui si preparavano gli organi mummificati nei vasi di terracotta, le teste di riserva che servivano per riconoscere il defunto e continuare a ricevere doni in caso di danneggiamento dell’originale e le iscrizioni nei papiri usate come protezione magica.

Il viaggio diventa sempre più intenso e, dopo la magnificenza regale e il rito del passaggio alla morte intesa come trasformazione, ecco le tombe dei nobili e dei funzionari, i volti umani della regalità e del potere come quello di Sennefer, o dei funzionari che con devozione servivano il faraone come garante dell’ordine cosmico.
«Questa mostra – spiega il curatore, Tarèk El Awady – racconta non solo i faraoni, ma anche le persone che li circondavano. Ogni reperto è una voce che ci parla di vita, fede e immortalità. È un dialogo tra passato e presente, tra Egitto e Italia, che continua da tremila anni».

La poltrona dorata di Sitamon, figlia di Amenofi III, restituisce un’intimità sorprendente: un oggetto domestico, usato in vita e poi deposto come dono nella tomba dei nonni, testimonianza rara di affetto e continuità familiare.
Una delle sezioni più attese è dedicata alla “Città d’Oro” di Amenofi III, scoperta nel 2021 da Zahi Hawass. Gli utensili, i sigilli e gli amuleti provenienti da questo straordinario sito restituiscono la voce degli artigiani e dei lavoratori che costruivano la grandezza dei faraoni. Lì, tra le officine e le case, la civiltà egizia appare nel suo volto più umano e produttivo, capace di unire ingegno tecnico e senso religioso in ogni gesto. In quegli oggetti e nelle grandi opere c’è tutta la grammatica di un popolo tradotta in pietra.

La mostra culmina nel mistero della regalità divina. Le statue e i rilievi che chiudono il percorso sono tra le espressioni più alte dell’arte faraonica: l’Hatshepsut inginocchiata in atto d’offerta, la diade di Thutmose III con Amon, la Triade di Micerino, fino alla splendida maschera d’oro di Amenemope, dove il volto del re, levigato e perfetto, diventa icona di un corpo che appartiene ormai al divino.

In chiusura, la Mensa Isiaca – eccezionalmente concessa dal Museo Egizio di Torino – riannoda il filo simbolico che da Alessandria conduce a Roma, testimoniando l’antico legame spirituale e culturale tra i due mondi.
Per essere ancora più immersiva, la mostra prevede audioguide in quattro lingue. Oltre a quelle in francese e in spagnolo, anche quelle d’autore: in italiano con la voce del noto conduttore televisivo Roberto Giacobbo; in inglese con la voce narrante dall’archeologo Zahi Hawass. Ci sono anche le versioni kids per i più piccoli e sono tutte scaricabili gratuitamente sul sito web delle Scuderie del Quirinale, tramite l’app Scuderie del Quirinale (su Google Play o Apple store) o, direttamente in mostra, inquadrando gli appositi QR Code.
Tesori dei Faraoni è curata da Tarek El Awady, già direttore del Museo Egizio del Cairo, prodotta da Ales – Arte Lavoro e Servizi, del Ministero della Cultura con MondoMostre, in collaborazione con il Supreme Council of Antiquities of Egypt, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Ministero della Cultura, del Ministero del Turismo e delle Antichità d’Egitto, con il patrocinio della Regione Lazio e la collaborazione scientifica del Museo Egizio di Torino.
«“Tesori dei Faraoni” – ha detto Fabio Tagliaferri, presidente di Ales — riafferma il ruolo delle Scuderie del Quirinale, che Ales gestisce per il Ministero della Cultura, come spazio delle grandi narrazioni universali e della cooperazione culturale internazionale. Con questo progetto, Ales e i partner istituzionali propongono un modello di cooperazione culturale che guarda oltre la mostra: programmi di formazione, attività didattiche, scambi scientifici e collaborazioni con musei e università italiane ed egiziane. La cultura diventa così infrastruttura di relazioni, nel segno del Piano Mattei, come investimento concreto nella conoscenza e nel futuro condiviso del Mediterraneo».
Tutti i biglietti sono acquistabili in prevendita. Informazioni, tariffe e gratuità sono disponibili su www.scuderiequirinale.it o chiamando il call center al numero 02-92897722.









