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Hiroshima: 80 anni dalla bomba atomica; la storia di Sadako, le parole di Mattarella

«Nessuna guerra nucleare può essere combattuta o vinta, a meno di mettere a rischio la stessa esistenza della vita». La leggenda degli origami

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«Questo è il nostro grido, questa è la nostra preghiera, la pace nel mondo». Queste parole sono impresse sulla targa alla base del Monumento alla pace dei bambini nel Parco memoriale della pace di Hiroshima, eretto per commemorare le migliaia di giovani vittime della bomba atomica sganciata sulla città giapponese il 6 agosto del 1945. E oggi, in occasione dell’ottantesimo anniversario della distruzione atomica di Hiroshima e Nagasaki, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha detto: «Nessuna guerra nucleare può essere combattuta o vinta, a meno di mettere a rischio la stessa esistenza della vita sul pianeta». Sulla cima del Monumento alla pace dei bambini di Hiroshima, c’è una statua di Sadako Sasaki che sostiene una gru d’oro. E il motivo è commovente.

C’è una leggenda in Giappone secondo cui se si realizzano mille origami a forma di gru (Senbazuru) si può esprimere un desiderio. Anche Sadako Sasaki (7 gennaio 1943-25 ottobre 1955) era a conoscenza di questa leggenda quando si ammalò di leucemia in seguito alle radiazioni rilasciate dalla bomba atomica di Hiroshima. Al momento dell’esplosione la piccola era nella sua casa, a poco meno di due chilometri di distanza dal luogo dell’impatto. Aveva 2 anni.

I primi sintomi della malattia comparvero nel novembre del 1954 come lesioni sul collo e dietro le orecchie. Nel gennaio del 1955 le sue gambe si ricoprirono di macchie viola. Le fu diagnosticata una grave forma di leucemia a cui seguì un immediato ricovero in ospedale il 21 febbraio 1955.

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La migliore amica di Sadako, Chihuko Hamamoto, la incoraggiò a realizzare le 1000 gru di carta. Per i restanti 14 mesi di vita Sadako creò gli origami con qualsiasi materiale riuscisse a procurarsi in ospedale. Da qui in poi esistono due versioni della storia.

Quella popolare, presentata in un libro di Eleanor Coerr, il cui titolo è “Sadako and the Thousand Paper Cranes”, racconta che la bambina abbia realizzato solo 644 gru di carta prima della morte e che quelle mancanti vennero create successivamente dai suoi amici. La versione tramandata dal Museo della pace di Hiroshima, invece, sostiene che Sadako sia riuscita a completare le 1000 gru di carta nell’agosto del 1955, pochi mesi prima di morire.

Quel che è certo è che Sadako morì il 25 ottobre 1955 all’età di 12 anni: una tra le migliaia di bambini vittime della bomba atomica. Dopo la sua morte, amici e compagni di scuola pubblicarono una raccolta di lettere per raccogliere fondi per costruire un memoriale in ricordo di lei e delle giovani vite strappate dalla guerra.

Sadako Sasaki bomba atomica Hiroshima
Mattarella al sacrario di Hiroshima in occasione di una sua visita in Giappone (foto dall’archivio del Quirinale)

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel giorno dell’ottantesimo anniversario del primo bombardamento atomico della storia, avvenuto a Hiroshima, al quale tre giorni dopo fece seguito quello che colpì Nagasaki, ha espresso il suo ricordo. Queste le sue parole.

L’ottantesimo anniversario del tragico bombardamento atomico di Hiroshima, cui seguì tre giorni dopo quello su Nagasaki, segnò l’esperienza di un evento apocalittico. Le esplosioni atomiche disintegrarono nel bagliore di un solo istante interi quartieri delle due città, spargendo morte e devastazione in proporzioni mai conosciute prima di allora. Ne pagarono il tributo sanguinoso decine di migliaia di vittime, perlopiù civili innocenti. Quei tragici avvenimenti, le molteplici sofferenze patite negli anni successivi dai sopravvissuti, rimangono per l’umanità monito che non può essere dimenticato. L’annientamento dell’umanità la prospettiva che l’uso del nucleare ha posto dinanzi a tutti noi.

Oggi, in uno scenario segnato da guerre, crescenti tensioni e contrapposizioni, occorre ribadire con forza che l’uso o anche la sola concreta minaccia di introdurre nei conflitti armamenti nucleari appare crimine contro l’umanità. La architettura globale del disarmo e della non proliferazione delle armi nucleari, tra i cardini del sistema multilaterale faticosamente costruito nel secondo dopoguerra, non può essere abbandonata, a rischio di accelerare un clima di scontro. A cinquanta anni dalla ratifica del Trattato di non proliferazione, la Repubblica Italiana ribadisce l’obiettivo di un mondo libero dalle armi nucleari, con la valorizzazione completa degli organismi internazionali di controllo predisposti a questo scopo.

Nessuna guerra nucleare può essere combattuta o vinta, a meno di mettere a rischio la stessa esistenza della vita sul pianeta.

I bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki non sono solo episodi bellici tra i più dolorosi del secolo scorso, né rappresentano soltanto una ferita ancora aperta per il popolo giapponese.

Le due città sono moniti eterni di una memoria universale che testimonia dove può portare la furia distruggitrice dell’uomo e, al contempo, esempio di resilienza, di ciò che è possibile costruire con la pace.

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