La piazza che guarda al cuore del potere romano si trasforma in un punto di testimonianza civile. L’Ordine dei Giornalisti del Lazio, insieme ad Articolo 21 e altre sigle associative, scenderà in piazza Santi Apostoli a Roma, martedì 9 alle 12, per lanciare un appello sul genocidio in atto a Gaza, che conta anche centinaia di giornalisti tra le vittime: un massacro nel massacro, deliberato, per mettere a tacere le voci di chi racconta la realtà che miete vittime tra la popolazione civile, senza risparmiare i bambini. E intanto oggi a Firenze un flash mob con barchette di carta ha richiamato l’attenzione sulla missione umanitaria della Global Sumud Flotilla.
«Tutti insieme – è l’appello dell’Ordine dei giornalisti del Lazio – in una mobilitazione che vedrà presenti colleghi giornalisti, ma non solo. Verranno letti uno ad uno i nomi dei colleghi caduti. Un gesto semplice ma potente, per affermare che raccontare non è un crimine e che colpire chi informa significa colpire il diritto universale a conoscere la verità. Le adesioni già numerose annunciano una grande partecipazione. Sarà un atto di memoria, di denuncia e di impegno civile: un appuntamento per tutti coloro che credono che la libertà di stampa sia un bene da difendere, sempre».
L’iniziativa del 9 era stata annunciata da presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti del Lazio, Guido D’Ubaldo, in occasione della precedente mobilitazione del 28 agosto nella piazza del Pantheon a Roma per chiedere lo stop alla vendita di armi e alle relazioni privilegiate con Israele. In quell’occasione, i rappresentanti di Emergency avevano parlato di una situazione estrema: oltre 300 persone curate quotidianamente e l’85% degli impianti di desalinizzazione distrutti, con conseguente drammatica carenza di acqua potabile.
Il significato della piazza
Santi Apostoli non è una scelta casuale. Nel cuore di Roma, a due passi da rappresentanze politiche ed istituzionali, la piazza è un palco simbolo. Un atto che richiama altre piazze, altrettanti simboli della mobilitazione del mondo dell’informazione: da Venezia a Roma, nel recente passato, i cronisti italiani hanno manifestato insieme ai cittadini il dolore per i giornalisti uccisi a Gaza.
Le adesioni alla manifestazione di Roma e il flash mob di Firenze
«L’orrore continua a Gaza in una scala crescente, con il deliberato massacro di civili, operatori sanitari e giornalisti palestinesi: gli unici e le uniche che ancora ostinatamente resistono, a rischio della vita, per documentare la sofferenza dei civili, la carestia, e i crimini di guerra dell’esercito israeliano»: lo scrive in un comunicato Controcorrente Lazio, componente regionale della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), il sindacato unitario dei giornalisti italiani.
La componente lancia un appello a «fermare il genocidio del popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania». Controcorrente Lazio una delle realtà associative che hanno già manifestato, insieme a singoli giornalisti e cittadini, l’adesione alla manifestazione di martedì 9 a Roma.
Firenze: i vertici dei giornalisti con la Cgil; «Barche simboliche per la Global Sumud Flottilla»
Oggi, intanto, una flottiglia di barchette di carta con i colori della bandiera palestinese, su ponte Santa Trinità a Firenze, è stata esposta in segno di appoggio alla missione della Global Sumud Flotilla. Il flash mob è stato organizzato dalla Cgil fiorentina, che ha visto all’iniziativa anche il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Carlo Bartoli, il presidente della Fnsi, Vittorio Di Trapani, e il segretario nazionale dell’Usigrai, il sindacato unitario dei giornalisti della Rai, Daniele Macheda.
«Sono barche simboliche perché anche Firenze è su quella flottiglia, Firenze è con loro, Firenze sta manifestando insieme a loro», ha spiegato Bernardo Marasco, segretario generale della Cgil di Firenze. Per Daniele Macheda «bisogna fermare questo massacro» ed è necessario che «si rompa questo assedio affinché finisca il silenzio dalla Striscia di Gaza, affinché finisca il massacro ormai quotidiano di chi dà informazioni da Gaza».
«Dal 7 ottobre – ha ricordato Vittorio di Trapani – lo Stato di Israele ha imposto una censura impedendo ai giornalisti internazionali di entrare a Gaza, quindi non ci sono sguardi indipendenti per poter raccontare quello che sta avvenendo e anche denunciare, quindi, i crimini di guerra, mentre invece giornaliste e giornalisti palestinesi che sono lì sono diventati nei fatti un bersaglio. Oltre 200 giornalisti uccisi, e non è un caso: sono diventati un bersaglio perché si vuole spegnere la voce di chi sta raccontando quello che sta avvenendo nella striscia di Gaza».










