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Undici domande. Otto ammesse, tre escluse. È questo il bilancio dell’ultimo bando per l’emergenza abitativa del Comune di Frascati, approvato con determinazione dirigenziale il 12 marzo scorso. Numeri piccoli, in apparenza. Ma che raccontano qualcosa di più grande. Nella città così come in tutto il Lazio.
Il comune dei Castelli Romani è proprietario di 507 alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP), eppure le richieste per l’assegnazione temporanea in emergenza abitativa si contano sulle dita di una mano. Non perché il disagio sia assente, ma perché accedere al sistema della casa popolare resta complicato: criteri stringenti, procedure burocratiche articolate, scarsa informazione tra i cittadini più vulnerabili.
La situazione a Roma e nel Lazio
Il quadro si fa ancora più nitido se si guarda al contesto regionale. A Roma sono oltre 16 mila, dato aggiornato a luglio 2025, i nuclei familiari in attesa di una casa popolare, di cui almeno 5 mila in condizioni di emergenza grave: famiglie sfrattate, anziani soli, persone con disabilità. L’assessore capitolino al patrimonio, Andrea Tobia Zevi, ha parlato di una situazione drammatica, sottolineando che migliaia di persone si trovano in emergenza abitativa grave, a cui si aggiungono senza fissa dimora e sfrattati.
Roma sta cercando di correre ai ripari. È in corso la più ampia operazione di acquisto di case popolari realizzata da una città italiana negli ultimi decenni: oltre mille nuovi alloggi da destinare alle graduatorie ERP nel corso del 2026, per un investimento complessivo di circa 250 milioni di euro. Ma nei comuni dell’hinterland, come Frascati, le risorse e le capacità operative sono sicuramente diverse.
Frascati, peraltro, si trova in un percorso di risanamento finanziario avviato con la dichiarazione di dissesto del febbraio 2022: un iter che secondo il piano approvato dovrebbe concludersi proprio quest’anno. Un contesto che rende ancora più difficile investire sul patrimonio abitativo pubblico.
La graduatoria approvata nella città tuscolana è composta da otto posizioni, stilate in base a un punteggio che va da 6 a 5. I nominativi non sono pubblici, sostituiti da numeri progressivi d’ufficio nel rispetto della privacy. La lista resterà affissa all’albo pretorio e sul sito istituzionale per trenta giorni.
La commissione comunale, presieduta dalla dottoressa Maria Paola Vinci, si è riunita il 5 marzo e ha trasmesso verbale, graduatoria e lista degli esclusi alla dirigente, Sabrina Prestiti, il 9 marzo. Ricordiamo che, nel Lazio, la gestione degli alloggi ERP è disciplinata dalla legge regionale n. 12 del 1999 e dal regolamento regionale n. 2 del 2000, che ne regolano accessibilità, procedure di assegnazione e determinazione dei canoni.
Otto famiglie, dunque, vedono ora una risposta al loro problema, in una regione dove il diritto alla casa è ancora una promessa incompiuta per migliaia di persone.









