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Ancora pochissimi giorni per non perdere una mostra che mette in scena un inedito Salvador Dalì (1904–1989) che si fruisce, anzi percepisce, tra le stanze di Palazzo Cipolla a Roma. La mostra “Dalì, rivoluzione e tradizione” offre una visione inedita del genio catalano e sarà visitabile fino a domenica 1º febbraio. La direzione scientifica è di Montse Aguer, direttrice dei Musei Dalí; curatela di Carme Ruiz González e Lucia Moni.
Ragione e immaginazione, questa la chiave di lettura delle opere esposte, sessanta tra dipinti e disegni, approfonditi da materiali audiovisivi molto interessanti. Ad affascinare è il suo rapporto con i grandi maestri del passato: Picasso, Velázquez, Vermeer, Raffaello.
In quest’ultimo, in particolare, Dalì si riconosceva già dall’età di 17 anni. Il quadro che più evidenzia questa sua ammirazione è proprio Autoritratto con il collo di Raffaello (1921) dove riprende il collo allungato di Raffaello Sanzio e il suo sguardo malinconico.

Un’opera dall’atmosfera quieta e classica che incarna il suo nascente stile, unico e inquieto che si concretizzerà nella ricerca surrealista e nella creazione di immagini sorprendenti ed evocative che stimolano l’immaginazione.
Il quadro testimonia la volontà del genio irriverente di dialogare con i giganti del passato, accostando la propria immagine a quella di un maestro del Rinascimento.
I dipinti provengono dalla Fundació Gala-Salvador Dalí, che ha collaborato al progetto con un nucleo straordinario di capolavori, e da alcuni dei più importanti musei internazionali e italiani: il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía e il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid, il Museu Picasso di Barcellona, le Gallerie degli Uffizi di Firenze.

Su concessione del Ministero della cultura – Gallerie degli Uffizi
La mostra ha un gran merito, quello di aver messo in evidenza tutta la parabola che Salvador Dalí attraversata con una tensione profonda, quasi drammatica, fra due poli apparentemente inconciliabili: la rivoluzione e la tradizione.
È questa dialettica, continuamente rilanciata e mai risolta, a costituire la cifra più autentica della sua arte. Negli anni della giovinezza, Dalí si getta con entusiasmo nelle avanguardie storiche – cubismo, dadaismo, surrealismo – assimilando e rielaborando i linguaggi più radicali del suo tempo.
L’incontro con Pablo Picasso, avvenuto a Parigi nel 1926 e vissuto come un pellegrinaggio devozionale, segna un punto di svolta: da lì in poi, Picasso diventa per lui modello e antagonista insieme. Se inizialmente lo ammira come incarnazione della modernità, ben presto lo trasforma in un termine di confronto necessario: un rivale ideale, lo specchio in cui misurare la propria grandezza.
Nasce il celebre “metodo paranoico-critico”, con cui Dalí dà forma visiva ai pensieri irrazionali, generando immagini doppie e ambigue che diventano la sua cifra più nota.

Proprio mentre la sua fama cresce come surrealista, Dalí sente il bisogno di andare oltre.
Negli anni Quaranta e Cinquanta proclama apertamente il desiderio di “diventare classico”: non un ritorno nostalgico, ma una nuova sfida. Studia con rigore i grandi maestri europei – Velázquez, Vermeer e Raffaello – e ne fa i pilastri di una riflessione teorica che culmina nel trattato 50 segreti magici per dipingere (1948), le cui illustrazioni sono esposte per la prima volta in Italia in questa mostra.
Con Velázquez, di cui riprende persino i baffi e l’ossessione per Las Meninas, esplora lo spazio, la luce e l’aria come materia pittorica.
Vermeer, maestro della calma e della precisione, gli fa scoprire nella Merlettaia la spirale logaritmica, che diventa la chiave della sua “mistica nucleare”, una fusione di scienza moderna e spiritualità.
Con Raffaello sembra dialogare sulla perfezione e l’armonia, questo gli permette di rielaborare i temi religiosi con geometrie atomiche e figure scomposte in particelle, dove il Rinascimento incontra la fisica contemporanea.

Il percorso espositivo si apre con un’introduzione che delinea sin da subito questa dialettica tra rivoluzione e tradizione. È proprio questa tensione che ha segnato tutta la traiettoria creativa di Dalí, sospesa tra il desiderio di sovvertire e il bisogno di radicarsi nella grande pittura europea.
La sezione dedicata alla rivoluzione si concentra sul periodo in cui Dalí si confronta con le avanguardie e con Picasso, figura chiave nella sua formazione e nella sua emancipazione artistica. Il percorso si arricchisce con documenti, fotografie e opere che rievocano l’incontro tra i due e la loro ambivalente relazione, culminata nella celebre conferenza Picasso y yo del 1951.
In mostra, anche opere emblematiche di questa fase come Tavolo di fronte al mare. Omaggio a Erik Satie (c. 1926) o Figure distese sulla sabbia, visioni liriche e rarefatte, sospese tra sogno e coscienza.

La seconda parte del percorso è invece dominata dal ritorno alla tradizione: Dalí studia i classici, li assimila e li trasforma. Con Velázquez, rielabora Las Meninas in chiave personale e giocosa, come in La perla. L’infanta Margarita d’Austria secondo Velázquez (1981).
L’omaggio a Vermeer passa per La merlettaia, simbolo di una perfezione matematica e cosmica che Dalí associa al corno di rinoceronte, emblema ricorrente della sua fase mistica. Infine, con Raffaello, l’artista esplora l’equilibrio formale e spirituale: La scuola di Atene / El incendio del Borgo (1979) è un’opera stereoscopica che fonde Rinascimento e modernità, visione e scienza.

Il percorso è arricchito da materiali documentari, fotografie e rare edizioni originali. Tra questi spiccano gli scatti di Francesc Català Roca e Juan Gyenes, che ritraggono Dalí immerso nello studio dei suoi maestri, intento a codificare la propria visione nei “segreti magici” della pittura.

Dalí. Rivoluzione e tradizione restituisce così il ritratto complesso e affascinante di un artista che ha attraversato il XX secolo come un meteorite, fondendo provocazione e rigore, genio e disciplina. Un Intellettuale capace di unire il Rinascimento e la scienza nucleare, la devozione e la provocazione, restituendo un’idea di arte che è al tempo stesso classica e assolutamente moderna.
Dopo Dalí. Rivoluzione e Tradizione, il calendario espositivo del Museo del Corso – Polo museale prosegue nella primavera 2026 con un altro grande appuntamento internazionale: Da Vienna a Roma. Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum, in programma dal 5 marzo al 5 luglio 2026. Per la prima volta nella Capitale, oltre 50 capolavori provenienti interamente dalle prestigiose collezioni del museo viennese offriranno un affascinante viaggio nella cultura visiva dell’Impero asburgico, tra dipinti di Tiziano, Veronese, Rubens, Velázquez, Brueghel, Van Dyck e tesori straordinari dalla Kunstkammer, una delle più celebri “camere delle meraviglie” d’Europa.
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Dalí. Rivoluzione e tradizione
Curata da Montse Aguer, Carme Ruiz González e Lucia Moni
promossa da Fondazione Roma
con la collaborazione della Fundació Gala-Salvador Dalí
Museo del Corso – Polo museale, Palazzo Cipolla, Via del Corso 320 | Roma
Per informazioni: www.museodelcorso.com/dali-rivoluzione-e-tradizione/









