Pur essendo in carcere, coordinava via telefono cellulare un gruppo di tredici persone che, attraverso un sistematico ricorso a violenze ed intimidazioni con l’uso anche di armi per consolidare le minacce, si dedicava allo spaccio di droga e a estorsioni. È questa l’ipotesi investigativa che ha portato oggi la polizia e i carabinieri di Civitavecchia, coordinati dalla procura della Repubblica del locale Tribunale, ad eseguire cinque misure cautelari. Le accuse: spaccio di droga, uso di armi, incendi dolosi, estorsioni e violenze.
Un altro provvedimento restrittivo è in corso di esecuzione, mentre altri tre sono stati eseguiti nei giorni scorsi a carico di altrettante persone già detenute, accusate di estorsione, incendio doloso, lesioni personali ed atti persecutori. Altre quattro persone sono indagate in stato di libertà.
“Operazione Nerone”
Gli agenti del commissariato di polizia e i militari della stazione dei carabinieri di Civitavecchia sono giunti a formulare le accuse, per le ipotesi di reato contestate, al termine delle indagini su episodi incendiari che hanno coinvolto veicoli e portoni di abitazioni private della zona: una serie di eventi che ha provocato molto allarme nella città. È per gli incendi che l’attività di indagine è stata chiamata dagli investigatori “Operazione Nerone”, dal nome dell’imperatore romano a cui è attribuita la responsabilità del grande incendio di Roma dell’anno 64.
Gli investigatori ipotizzano che gli accusati avrebbero messo in piedi un vero e proprio sodalizio criminale strutturato e radicato nel tessuto urbano attraverso un sistematico ricorso a violenze ed intimidazioni, esercitate anche con ricorso alle armi, utilizzate per consolidare l’influenza del gruppo e scoraggiare ogni forma di opposizione.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il gruppo sarebbe stato composto da 13 persone, coordinato da una persona già detenuta in carcere. Per questo sono stati sequestrati dei telefoni cellulari, che gli investigatori ritengono siano stati usati dal detenuto per impartire ordini dal carcere.
Sentinelle sul territorio per sfuggire alle Forze dell’ordine
Sempre secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe fatto ricorso a “sentinelle”, che sarebbero state incaricate di vigilare costantemente l’area di influenza, con il compito di monitorare i movimenti delle Forze dell’ordine ed avvisare i complici, così da garantire la protezione delle loro attività illecite e ostacolare l’azione investigativa.
Nel corso delle indagini, per le quali gli investigatori hanno fatto ricorso anche a particolari tecniche, sono stati sequestrati più di due chili e mezzo di cocaina, in parte trovata in barattoli in vetro rinvenuti in un terreno che agli investigatori risulta essere nella disponibilità degli indagati. Inoltre, sono stati rinvenuti e sequestrati anche quattro fucili che si ritengono di provenienza illecita, oltre cento munizioni, materiale utilizzabile per il confezionamento della droga e telefoni cellulari.
Gli indagati sono ora a disposizione del magistrato che dovrà giudicare sulla sussistenza delle accuse a loro carico.












