Un film italiano candidato agli Oscar, liberamente ispirato alle visioni dell’Apocalisse descritte dall’abate calabrese Gioacchino da Fiore, in anteprima europea per il pubblico romano. Venerdì 12 settembre scorso, The Space Cinema di piazza della Repubblica a Roma ha ospitato la prima presentazione internazionale, dopo l’anteprima di Los Angeles, di Joachim and The Apocalypse (titolo italiano: Il monaco che vinse l’Apocalisse), film ispirato alla figura di Gioacchino da Fiore e diretto da Jordan River, presente alla serata insieme al cast.
L’opera, premiata a livello internazionale per sceneggiatura, musiche, costumi e fotografia, ha ottenuto il sostegno del Ministero della Cultura, della Fondazione Calabria Film Commission, della Regione Lazio e di numerosi enti locali, insieme al patrocinio della Provincia di Cosenza, dell’Ente Parco nazionale della Sila, del Parco nazionale del Pollino e il supporto documentale del Centro internazionale di studi gioachimiti.
Le “visioni” del monaco calabrese verso gli Oscar
Durante la serata è stato annunciato che Il monaco che vinse l’Apocalisse figura nella lista dei film italiani candidati alla designazione degli Oscar nella categoria International Feature Film nel 2026.
Il film accompagna lo spettatore in un viaggio interiore, un percorso di tensione, rivelazioni e meraviglia, dove il conflitto tra bene e male illumina le profondità dell’animo umano. La fusione di fantastico e storico, spiritualità e immanenza, trasforma ogni scena in un quadro vivo, ogni nota musicale in un respiro dell’anima. La fotografia, i costumi, le scenografie e la colonna sonora aprono porte su mondi antichi e visionari, passati e futuri, che invitano lo spettatore a un dialogo silenzioso e profondo con se stesso.
Il regista Jordan River, esperto di realtà virtuale e tecnologia immersiva e tridimensionale, crede profondamente nel messaggio che questo film trasporta, perché «in questo nostro tempo apocalittico, distruttivo, travagliato da guerre e molti mali, ciò che l’uomo deve temere di più non è la morte fisica ma quella dello spirito umano».
L’opera è una riflessione laica e aperta sul monaco, filosofo e pensatore che ha saputo coniugare Vecchio e Nuovo Testamento, visioni e riflessioni sulla natura e l’umano per lasciarci in eredità il suo sguardo infinitamente lungimirante e una speranza. Gioacchino da Fiore diceva: «Fiore non è ancora frutto, è la speranza del frutto». Dunque, così come il fiore anticipa e preannuncia la realizzazione futura e il frutto ne rappresenta il compimento, l’uomo, tornando a sé stesso, potrà sconfiggere il male (rappresentato biblicamente da un drago con sette teste) e salvarsi dall’Apocalisse. Il modo in cui tutto ciò avverrà è raccontato nel film e preannunciato dal titolo, appunto: Il monaco che vinse l’Apocalisse.
Un film oltre il biopic

«Un film sulla figura di Gioacchino da Fiore non era mai stato realizzato», ha detto Jordan River durante la presentazione. E ha proseguito: «Non è un semplice biopic, ma un’opera che nasce dal desiderio umano di parlare all’essere umano. È un film sulla ricerca interiore, spirituale, non necessariamente religiosa. L’idea è nata da un sogno e da una riflessione personale che mi hanno spinto alla ricerca storica, filosofica e interiore. Gioacchino da Fiore ha influenzato il pensiero dei più grandi uomini della storia (Dante, Cristoforo Colombo), ha fatto inginocchiare una regina (Costanza d’Altavilla), è un personaggio di frontiera, amato da laici, atei, buddisti, cristiani».
«Parla del tempo escatologico, del cammino dell’umanità. La profezia della “Terza epoca”, di cui parla anche il film, va oltre il tempo giungendo a descriverne il nostro. Dunque si tratta di una profezia attualissima, nel senso profondamente umano, perciò ho ritenuto che questo film fosse necessario».
Un soggetto ispirato da un sogno
«Questo film è un piccolo miracolo – afferma Jordan River -. Lavorando insieme, siamo diventati una famiglia. La storia ci ha appassionato e trasformati dentro. Ricordo un particolare: nel mio sogno appariva una farfalla; mentre giravamo una delle scene più importanti, la morte di Gioacchino tra le braccia del suo discepolo, una farfalla è comparsa sul set. All’inizio, non l’avevamo notata e avevamo perfino scartato quella sequenza per girarla ancora. Ma poi… un dubbio o un’intuizione: l’abbiamo recuperata e inserita nel film, con questa farfalla che entra spontaneamente in scena».
La serata di Roma
Alla proiezione erano presenti cast, troupe e rappresentanti istituzionali. La serata è stata condotta dalla giornalista Katia De Benedictis. L’attore Nikolay Moss è giunto dagli Stati Uniti per sostenere quella che ha definito «una pellicola preziosa, capace di offrire speranza e visione nuova al mondo». Tra gli ospiti, l’attore giapponese naturalizzato italiano Hal Yamanouchi, numerosi giornalisti, autorità istituzionali e Goffredo Bricca, alto funzionario della Camera dei Deputati.
Il presidente della Commissione cultura della Regione Lazio, Mario Luciano Crea, ha sottolineato l’impegno della Regione a favore dell’audiovisivo. Gianni Lattanzio, presidente di Confassociazioni International, ha ricordato come il messaggio di Gioacchino da Fiore rappresenti «il meglio dell’Italia all’estero». In sala è stata annunciata l’uscita del film su Prime Video in contemporanea in Italia e negli Stati Uniti, il 12 ottobre 2025. La data è simbolica: il 12 ottobre 1492 Colombo approdava nel Nuovo Mondo portando con sé le profezie del monaco calabrese.
Le riprese, realizzate nei luoghi in cui l’abate è vissuto
Il monaco che vinse l’apocalisse è il primo film italiano girato in altissima risoluzione. Le riprese, realizzate con tecniche digitali moderne e mediante l’utilizzo di droni, sono state effettuate nel 2022, tra giugno e dicembre, nel Lazio e in diversi luoghi della Calabria, tra cui l’abbazia di San Giovanni in Fiore, la Sila, le grotte di Zungri, San Sosti, il Cosentino e il Vibonese.
Una post-produzione d’avanguardia
La post-produzione ha previsto interventi di pulizia delle immagini e di ampliamento digitale dei set, per ricostruire castelli e manieri medievali, aggiungere nebbie e figure oniriche. Particolare attenzione è stata dedicata al suono, con frequenze speciali e ambientazioni sonore evocative, come il silenzio del monastero o il fruscio della penna su pergamena, a supporto della dimensione spirituale e fantastica della storia.
Un viaggio tra storia e visione
Il monaco che vinse l’apocalisse è un’opera evocativa che intreccia fantastico e storico, spiritualità e immanenza. «Gioacchino, citato da Dante nel Paradiso come “di spirito profetico dotato” ‒ continua il regista ‒ è considerato il primo grande pensatore italiano. Anticipatore di una tradizione culturale che va da Michelangelo a Vico e Croce. Le sue visioni hanno ispirato Hegel, Joyce e persino Colombo, che immaginava un tempo nuovo, più spirituale e consapevole».
Il cast

Il film, prodotto e distribuito da Delta Star Pictures, si avvale di un cast internazionale ed eterogeneo. Francesco Turbanti, nel ruolo del protagonista, è stato interprete di film come Margini e Acciaio. L’americano Nikolay Moss (nel ruolo di re Riccardo I d’Inghilterra) è vincitore di un Emmy Award e volto noto di NCIS: Los Angeles.
L’australo-britannico Bill Hutchens (il cabalista ebreo), è stato il protagonista di Kin Spirits e Fuck You Immortality. L’italo-coreano Yoon C. Joyce (il Guardiano della soglia) lo abbiamo visto in Nirvana (di Gabriele Salvatores), Il ragazzo e la tigre (Brando Quilici), Gangs of New York e Cundum di Martin Scorzese.
Elisabetta Pellini (Costanza d’Altavilla) è stata diretta da noti registi in: Cucciolo (Neri Parenti), Il cielo in una stanza (Carlo Vanzina), Denti (Gabriele Salvatores), Un giorno perfetto (Ferzan Özpetek), Mi rifaccio vivo (Sergio Rubini), per citarne alcuni. Il rapper G-Max (nel ruolo di Galfredo di Clairvaux) ha recitato in film come Diabolik – Ginko all’attacco! (Manetti Bros) e Assassin Club (Camille Delamarre). Giancarlo Martini (Ahàron), ha lavorato in film come l’Attesa e Abbi fede (Giorgio Pasotti), Freak-Out (Gabriele Mainetti) e l’Ultima volta che siamo stati bambini (Claudio Bisio).
La crew
Michela Albanese realizza la sceneggiatura come un delicato intreccio di pensiero e mito, in collaborazione col filosofo Andrea Tagliapietra e la storica medievalista Valeria De Fraja. Gianni Mammolotti (dell’Aic, Autori italiani della cinematografia) illumina ogni inquadratura con un tocco pittorico e digitale che trasforma il tempo e lo spazio in visioni sospese. Il montaggio, affidato ad Alessio Focardi e allo stesso regista Jordan River, cesella il ritmo di un racconto ricco di pathos.
Le scenografie di Davide De Stefano, i costumi di Daniele Gelsi, le acconciature di Vittorio Sodano, Salvo Di Bella e Massimiliano Bruno, riproducono fedelmente quelli del periodo. Nicola Sganga, con i suoi effetti visivi, apre sguardi mondi interiori e dimensioni oniriche. La colonna sonora di Michele Josia e il suono immersivo di Gianfranco Tortora dialogano tra loro conferendo all’opera in un’eco antica e contemporanea allo stesso tempo.
Proiezioni in inglese e lingua originale

Dopo la prima romana, Il monaco che vinse l’apocalisse tornerà sul grande schermo il 18 settembre all’Azzurro Scipioni di Roma, dove sarà ancora presente il regista Jordan River. Tutte le proiezioni internazionali e quelle diffuse attraverso le piattaforme digitali all’estero saranno in lingua inglese, mentre le nazionali in lingua originale.
Gli attori, che durante la proiezione romana dello scorso 12 settembre si sono emozionati nel sentirsi doppiati in inglese, si sono dichiarati felici di proporre il film in lingua originale perché, ha spiegato G-Max, «i dialoghi rispecchiano fedelmente luoghi ed epoche, le inflessioni dialettali calabresi della gente dei posti in cui Gioacchino da Fiore ha vissuto».









