I poliziotti della Squadra mobile di Frosinone e del commissariato di Cassino hanno eseguito sei provvedimenti restrittivi emessi dal giudice per le indagini preliminari nei confronti di altrettanti indagati, residenti nelle province di Roma, Frosinone e Latina. Nell’indagine risultano coinvolte altre 12 persone. Secondo l’accusa, i primi sei avrebbero consolidato una fitta rete di comunicazione tra alcuni detenuti del carcere di Cassino e persone esterne al penitenziario; gli altri 12 avrebbero utilizzato o comunque ricevuto un dispositivo idoneo a effettuare comunicazioni nonostante fossero recluse in carcere.
Le sei misure emesse dal tribunale di Cassino, nell’operazione denominata “Miglio verde”, sono due arresti domiciliari, due obblighi di dimora e due obblighi di presentazione quotidiana alla Polizia giudiziaria. Secondo l’ipotesi accusatoria, i sei avrebbero messo in piedi la rete di collegamento con dei detenuti al fine di introdurre all’interno della struttura penitenziaria dei telefoni cellulari e le relative schede telefoniche oppure sostanze stupefacenti, soprattutto cocaina e hashish.
Gli investigatori hanno lavorato per ricostruire le modalità, che definiscono «fantasiose», con le quali sarebbero avvenuti i passaggi da e per la casa circondariale. I movimenti, riferiscono gli investigatori, si sarebbero verificati con la complicità di conviventi o familiari dei detenuti nel corso dei colloqui oppure attraverso terze persone. Queste persone sarebbero state reclutate allo scopo di lanciare, oltre la cinta muraria del carcere, bottiglie legate da un filo e contenenti telefoni e droga.
Per i poliziotti, dietro a questa rete di contatti ci sarebbe stato un vero e proprio commercio di questa merce all’interno dell’istituto restrittivo: un’attività ritenuta particolarmente redditizia.









