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Carcere: “Il lavoro che ricostruisce vite”, al Cnel un convegno di Agci

I presidenti Renato Brunetta e Massimo Mota hanno anche celebrato l’adesione dell’Associazione al Protocollo d’intesa “Recidiva zero”

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“Il lavoro che ricostruisce vite. La cooperazione e il reinserimento socio lavorativo di persone sottoposte a provvedimenti di giustizia”, questo il titolo del convegno promosso dall’Associazione generale delle cooperative italiane (Agci), svoltosi martedì 2 novembre al Cnel.

Ad aprire i lavori il presidente del Cnel, Renato Brunetta, che ha innanzitutto ricordato il comune riferimento alla figura di Meuccio Ruini. Il legame tra il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e l’Agci, infatti, affonda le sue radici nella storia della nascita dei due organismi, che è accomunata da Meuccio Ruini, padre costituente, primo presidente del Cnel e primo presidente dell’Agci. Il presidente Brunetta ha anche sottolineato come l’Agci abbia aderito al Protocollo d’intesa sottoscritto il 17 giugno 2025 tra il Cnel e 19 organizzazioni datoriali, in occasione della II edizione di “Recidiva zero”. La partnership punta a combattere la recidiva attraverso percorsi di formazione e lavoro, rendendo strutturali le iniziative di reinserimento, in modo da creare un sistema integrato e capillare su tutto il territorio nazionale, superando la frammentarietà delle singole esperienze.

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A seguire, il messaggio di saluti istituzionali da parte del presidente del Senato Ignazio La Russa. Sono intervenuti, tra gli altri, il sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia Andrea Ostellari; il dirigente responsabile della Direzione generale dei detenuti e del trattamento del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Ernesto Napolillo; il consigliere Cnel e presidente del Segretariato permanente per l’inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà Emilio Minunzio; il dirigente penitenziario Lucia Avantaggiato. Ha chiuso i lavori il presidente dell’Agci Massimo Mota. L’incontro è stato moderato da Maria Soave, giornalista di Rai Tg1.

«Desidero far pervenire – è quanto ha dichiarato il presidente del Senato Ignazio La Russa nel messaggio di saluti – il mio saluto e congratularmi con il Presidente Renato Brunetta, il Presidente Massimo Mota, i tanti autorevoli relatori e tutti gli organizzatori per l’impegno rivolto alla realizzazione di questo prezioso spazio di confronto ai più alti livelli istituzionali. Oltre ad essere un’occasione per approfondire le tante complesse questioni legate alle attuali condizioni degli istituti di pena in Italia, questo appuntamento è senz’altro un’opportunità di grande valore strategico per riflettere, anche alla luce della legge Smuraglia, sulle potenzialità attuali e future delle sinergie tra pubblico e privato, per la realizzazione di efficaci progetti di recupero e reinserimento sociale della popolazione carceraria attraverso il lavoro. Una prospettiva in relazione alla quale il mondo delle cooperative, così diffuso e radicato nel territorio nazionale, ha già dimostrato di potersi tradurre in un fondamentale motore di inclusione, sviluppo e riscatto umano e sociale. Rinnovo pertanto il mio saluto e i miei auguri di buon lavoro: sono certo che il dibattito odierno, nel confronto di esperienze, competenze e sensibilità, saprà arricchire un percorso di valori a cui non farò mai mancare il mio convinto sostegno», ha così concluso. 

«Le persone detenute – ha dichiarato il presidente del Cnel – sono oltre 62mila, altre 100mila sono in esecuzione esterna e altre 100mila ancora in attesa di esecuzione della pena. Questo è l’universo di riferimento, a cui è rivolto l’impegno nato ormai da due anni e mezzo con l’accordo interistituzionale tra il Ministero della Giustizia e il CNEL, con il progetto Recidiva Zero. Sappiamo che i livelli di recidiva in Italia sono attorno al 70%. Chi esce dal carcere ha il 70% di probabilità di ritornarci. Questa percentuale crolla bruscamente se si svolgono attività di scuola, lavoro, formazione in carcere e fuori dal carcere. La recidiva precipita fino al 2%. Per questo dobbiamo trovare il sentiero che metta insieme sicurezza e dignità, sicurezza e inclusione, sicurezza e cultura, sicurezza e formazione. Questa è la chiave».

«Il percorso tracciato – ha evidenziato il sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia – vede il carcere come luogo di opportunità, di responsabilità, di costruzione del futuro. E lo strumento del lavoro diventa fondamentale. Per questo come Governo, come Ministero della Giustizia, ci stiamo investendo moltissimo, puntando in particolare su qualcosa di diverso rispetto al lavoro interno gestito dall’Amministrazione penitenziaria. Una grande opportunità viene data da un lato dalla legge Smuraglia, dall’altro dalla partecipazione di aziende private e del terzo settore, che entrano nel mondo dell’esecuzione penale e lì fanno attività di produzione e di formazione. Questa capacità – ha aggiunto – deve essere ovviamente incrementata, deve essere sponsorizzata, deve essere divulgata. Ecco, quindi, anche il ruolo fondamentale che ha il Cnel, attraverso la sua rete. Dal 2022 abbiamo avuto un aumento del 20% di detenuti che lavorano per aziende esterne. Abbiamo avuto un aumento del 40% di aziende che si sono avvicinate al mondo della esecuzione penale. Includere conviene. Non è solo un gesto etico. Ora dobbiamo completare il percorso avviato. L’Italia si posiziona come il primo Paese in Europa a credere davvero in questa visione di equilibrio tra sicurezza e opportunità, che è la via maestra per abbassare la recidiva e rendere i territori più sicuri».

«L’Accordo interistituzionale – ha affermato il consigliere del Cnel – tra Cnel e Ministero della Giustizia, risalente a giugno 2023, è stata una straordinaria intuizione, perché ha ravvivato un tema di alto profilo sociale, noto a tutto il Paese ma probabilmente un po’ dormiente. Il Cnel si è posizionato come anello di congiunzione tra i vari attori e continuiamo a svolgere questo ruolo con enorme soddisfazione.  È emersa con chiarezza la necessità di passare da azioni estemporanee ad azioni di sistema. Qui si vede la forza e l’identità del Cnel, e di tutte le realtà che siedono in quest’Aula, chiamate ad avere un ruolo da protagoniste. La buona notizia è che questo volano si è acceso e il motore è partito. Un’altra buona notizia è che la società civile sta prendendo sempre più coscienza dell’importanza di questo processo, che pone al centro il lavoro. I dati parlano chiaro: un abbattimento della recidiva dal 70% al 2%. Ma è altrettanto certo che, se pensiamo di risolvere il problema della recidiva solo all’interno delle mura istituzionali, commettiamo un errore. Questo è un processo che la società civile deve accompagnare con convinzione. Per questo va sensibilizzata la società civile. Solo così il risultato potrà essere garantito», ha così concluso.

«Sicurezza e trattamento – ha dichiarato – non vanno visti come in passato, come due binari paralleli. Sono concatenati, uno presuppone l’altro: se non viene garantita la legalità all’interno degli istituti il trattamento non raggiungerà le sue finalità, la rieducazione prevista dall’articolo 27 della Costituzione. Questo cambio di paradigma si riflette sul lavoro, che ha una funzione intrinsecamente rieducativa ma che oggi non deve essere più servente all’organizzazione bensì servente alla persona, al detenuto, all’autodeterminazione del soggetto. In quest’ottica, dal cambio di paradigma ne consegue che l’obiettivo è quello della prevalenza del lavoro dei detenuti alle dipendenze di soggetti terzi, non più solo dell’Amministrazione penitenziaria. Occorre quindi incentivare l’iniziativa economica privata e il terzo settore a entrare nel carcere. E ricostruire un nuovo dialogo tra società civile e mondo carcerario. Per far sì che il carcere diventi un moltiplicatore di effetti positivi, sulla base che solo rispettando la legalità si può realizzare l’inclusione sociale», ha evidenziato il dirigente responsabile della Direzione generale dei detenuti e del trattamento del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. 

«Il carcere – ha affermato il dirigente penitenziario – è un’istituzione totale, un luogo brutto. Però anche in carcere, forse soprattutto in carcere, si può veramente tirar fuori il bello che c’è in ogni uomo, anche nel peggior criminale. L’articolo 27 della nostra Costituzione è bellissimo, meraviglioso, non è altro che l’atterraggio dell’articolo 13. La libertà personale è inviolabile, ma viene violata con la commissione del reato, anche da parte dell’autore del crimine. Il carcere, l’esecuzione penale, devono creare le condizioni perché quella libertà che è stata violata possa riprendere il suo vigore più vero. In questa cornice il carcere diventa spazio e tempo per ricostruire il vero senso della libertà. Sembra un paradosso. E invece no. Perché in carcere, attraverso tutto il lavoro di operatori meravigliosi la persona detenuta viene accompagnata nella ricerca del vero senso della libertà attraverso percorsi di consapevolezza».

«La strada per il recupero – ha affermato il presidente di Agci – è quella della dignità. Se si crea attorno al carcerato un ambiente sano, dove la dignità della persona è salvaguardata grazie a un lavoro legale e dignitoso, il suo modo di vivere cambia radicalmente e la recidiva crolla in maniera vertiginosa. È necessario rendere più efficace l’incrocio funzionale tra tutti gli attori in campo: Pubblica Amministrazione, Amministrazione Penitenziaria e mondo esterno. E per fare questo, c’è bisogno di luoghi d’incontro. In tal senso, va riconosciuta al Cnel la funzione che svolge. Le cooperative devono impegnarsi a conoscere e utilizzare le misure che agevolano l’occupazione in carcere e, soprattutto, a garantire la disponibilità ad assumere persone. Abbiamo il compito di dimostrare che la cooperazione ha ancora un valore e la competenza nel leggere la realtà e nel risolvere i problemi del Paese».

Un progetto per promuovere, con attività concrete, il lavoro e la formazione quale veicoli di reinserimento sociale per le persone private della libertà. Questo l’obiettivo di “Recidiva zero”, l’ampio programma nato nel quadro dell’Accordo interistituzionale siglato nel giugno 2023 tra il Cnel e il Ministero della Giustizia. L’occasione per ripercorrere le tappe del progetto è stata il convegno a Villa Lubin “Il lavoro che ricostruisce vite”, promosso dall’Associazione generale delle cooperative italiane (AGCI). Tra i passaggi principali di questo percorso: la prima edizione della giornata di lavoro “Recidiva zero. Studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere”, il 16 aprile 2024, rivolta a tutti gli stakeholder pubblici e privati già impegnati nel settore; un Disegno di legge del Cnel dedicato alla materia, inviato in Parlamento nel successivo mese di giugno; l’istituzione presso il Cnel del Segretariato permanente per l’inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale; la seconda edizione della giornata di lavoro “Recidiva zero”, nel giugno 2025 e la sigla di un protocollo d’intesa con le principali Organizzazioni rappresentanti delle categorie produttive per l’adesione al Segretariato permanente; la definizione di un cronoprogramma operativo dettagliato di interventi; un secondo Disegno di legge recante “Disposizioni in materia di lavoro penitenziario”, approvato dal CNEL il 23 ottobre 2025.

A conclusione del convegno, stretta di mano tra il presidente del Cnel Renato Brunetta e il presidente di Agci Massimo Mota per celebrare l’adesione per sottoscrizione dell’Associazione generale cooperative italiane al Protocollo d’intesa “Recidiva zero”, firmato lo scorso 17 giugno nell’Aula Magna della scuola di formazione “Giovanni Falcone” del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Un Protocollo che ha coinvolto 19 organizzazioni rappresentanti delle categorie produttive, volto a promuovere l’inclusione economica e sociale dei detenuti, attraverso azioni mirate di formazione e lavoro in carcere che favoriscano l’inserimento lavorativo dopo la detenzione.

Il primo Ddl del Cnel sull’inclusione socio-lavorativa e l’abbattimento della recidiva, approvato nel 2024, è volto ad offrire ai decisori pubblici strumenti giuridici idonei a migliorare l’attuale sistema di governance e prevede alcuni correttivi alle norme sull’ordinamento penitenziario in materia di formazione e lavoro, recuperando la necessaria equiparazione tra lavoratori liberi e lavoratori ristretti.

Il secondo Ddl, approvato lo scorso ottobre, si sostanzia di due soli articoli, uno dei quali dedicato a una serie di misure volte in particolare a promuovere il lavoro intramurario delle persone private della libertà personale, l’altro finalizzato a garantire l’accesso pieno alla piattaforma Siisl (Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa) del Ministero del Lavoro, quale misura di attivazione al lavoro. Tale attività è correlata anche al Protocollo sottoscritto dal Cnel con Anac in tema di valorizzazione del lavoro di soggetti in esecuzione penale nell’ambito degli appalti pubblici delle amministrazioni centrali, delle Regioni e degli Enti locali. Inoltre, relativamente all’ambito dei call center, il Cnel sta definendo una proposta volta a riservare una soglia percentuale del 5% delle posizioni lavorative disponibili presso i call center pubblici alle persone in esecuzione penale, incoraggiando l’installazione di call center presso gli istituti penitenziari.

Il Cnel ha anche predisposto un quadro dettagliato di osservazioni e proposte finalizzato alla redazione tempestiva da parte del Ministero della Giustizia del regolamento di modifica del Dpr 230/2000 previsto dall’art. 37 del D.l. 48/2025. Un apporto qualificato e determinante in questa attività potrà essere esercitato sia dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con cui il CNEL, nell’ambito di un accordo interistituzionale già in essere, sta definendo una specifica azione finalizzata al sostegno delle imprese che intendano investire nell’attivazione di attività produttive dentro e fuori il carcere, sia da Cassa Depositi e Prestiti, alla quale il Cnel ha chiesto l’attivazione di una collaborazione per assistenza tecnica e supporto alle imprese nelle fasi di definizione del progetto aziendale.

Quanto all’utilizzo della piattaforma Siisl, l’iniziativa mira a potenziare il reimpiego dei detenuti, prevedendo, su base volontaria e con l’assistenza dei funzionari pedagogici educativi e degli operatori addetti ai Centri per l’impiego, la rilevazione delle competenze e il caricamento dei rispettivi curriculum e coinvolgendo anche le agenzie di collocamento private. L’attività, partita proprio il 17 giugno scorso, è stata inizialmente rivolta, sulla base delle indicazioni e delle scelte del Dap, a otto istituti penitenziari delle regioni Piemonte, Veneto, Lazio e Sicilia.

Nell’ottica di un coinvolgimento sistematico del Ministero dell’Istruzione e del Merito nel programma “Recidiva zero”, il Cnel ha avanzato al Mim la proposta di costituzione di un tavolo operativo di lavoro. Relativamente all’istruzione universitaria, partendo dalle meritorie e crescenti attività che in ambito Crui vengono svolte dalla Conferenza nazionale dei delegati dei rettori per i poli universitari penitenziari (Cnupp), si intende promuovere un’azione di esponenziale sviluppo dell’offerta di istruzione universitaria ai soggetti in esecuzione penale, nell’ottica di un’equilibrata ed equa diffusione sull’intero territorio nazionale, anche mediante la sottoscrizione di un accordo interistituzionale con il Ministero competente.

Il CNEL ha anche sviluppato un rapporto organico con numerose Regioni nell’ambito della definizione delle fasi attuative del programma di “Inclusione socio lavorativa dei soggetti in esecuzione penale – Programma Nazionale Inclusione e lotta alla povertà 2021-2027 – Azioni AMA DE – AMA ES – AMA MI” a valere sul Fondo di Coesione 2021-2028, nel cui ambito il Cnel, unitamente a diversi altri soggetti istituzionali, è componente della relativa Cabina di Regia.

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