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Anzio: campeggiatori nell’area archeologica delle Grotte di Nerone

La denuncia, con relativa documentazione fotografica, è sul blog “Voce libera” di Elvio Vulcano: «Un oltraggio a luogo, storia e comunità»

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Tende da campeggio tra i resti archeologici delle Grotte di Nerone ad Anzio. È la denuncia che fa un cittadino, Elvio Vulcano, che nella città del litorale laziale cura il blog “Voce libera”. «Scene di inaudita inciviltà, un oltraggio che ferisce non solo il luogo fisico, ma l’anima stessa di una comunità che crede nel rispetto della propria eredità», scrive.

I fatti, documentati anche in alcune foto, si riferiscono a quanto accaduto in una delle zone di maggiore pregio storico e archeologico di Anzio, le Grotte di Nerone. Lì si trovano «i resti dell’antica Villa imperiale», che si ipotizza sia appartenuta a Nerone e che, scrive Vulcano, «rappresentano non solo un punto di attrazione turistica, ma un simbolo della nostra identità, un bene comune da proteggere e onorare». Sono parte di «un patrimonio storico e naturale di inestimabile valore, custode di millenni di storia e bellezza».

Le Grotte di Nerone sono anche state votate tra i “Luoghi del cuore” del Fai, il Fondo per l’ambiente italiano. L’accesso all’area, che è ovviamente tutelata, è interdetto al pubblico. Eppure, giorni fa lì sono spuntate delle tende da campeggio, occupate da turisti.

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«Questa condotta inaccettabile – lamenta Vulcano – sta trasformando un luogo di attrazione turistica e di proprietà collettiva in un’area ad uso privato e abusivo. Non si tratta di un semplice gesto di disattenzione, ma di un vero e proprio uso abitativo di un’area di pregio storico. Diverse tende da campeggio sono state sistemate tra le rovine della Villa imperiale, con gli occupanti che si sono spinti ben oltre i limiti consentiti, accedendo a zone vietate e utilizzando il sito come una sorta di “vacanza personale”. La presenza di fotografie che documentano questa inciviltà rende la situazione ancora più sconcertante».

La cosa non è sfuggita ai bagnanti che affollano, come ogni estate, il tratto di spiaggia antistante le rovine, che si affacciano sul mare. Incredulità e indignazione sono le reazioni che sono state raccolte fra di loro.

L’episodio, commenta Vulcano, «è un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Richiede un’azione immediata e decisa da parte delle autorità per ripristinare la legalità e il decoro, garantendo la tutela di un sito di valore inestimabile. La storia di Anzio, la sua natura e il suo futuro turistico dipendono dal rispetto e dalla consapevolezza che ogni cittadino e ogni visitatore deve avere nei confronti di un patrimonio che è di tutti e per tutti. È tempo di agire per difendere la dignità del nostro territorio».

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Stefania Basile
Stefania Basile
Sono nata nel 1977 all'estremità meridionale della Calabria tirrenica, nella città di Palmi, che si affaccia sullo stretto di Messina e sulle splendide isole Eolie. Amo le mie origini e Roma, la città dove vivo per motivi professionali. Come diceva la grande Mia Martini: «il carattere dei calabresi a me piace moltissimo. Possiamo sembrare testardi, un po' duri, troppo decisi. In realtà siamo delle rocce, abbiamo una grande voglia di lavorare e di vivere. Io non sono di origine, io sono proprio calabrese!».
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