Una serata di parole, racconti di vita, musica ed emozioni. Così ad Albano Laziale è stata ricordata, martedì scorso, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che dal 1999 si celebra il 25 novembre, per ricordare il giorno del brutale rapimento e dell’assassinio nel 1960 delle sorelle Mirabal, oppositrici del regime che allora opprimeva la Repubblica Dominicana. Nella città dei Castelli Romani un folto pubblico si è ritrovato nel Museo diocesano per l’iniziativa “Non chiamiamolo amore”.
Un lavoro significativo, quello dell’organizzazione dell’iniziativa, «che dimostra come ci siano persone come Enrica, che si impegnano costantemente nella comunità cittadina per il sociale e per i diritti, indipendentemente dal fatto di non ricoprire più un incarico istituzionale»: così ha detto il giornalista Massimo Marciano, direttore di Metropoli.Online e di MetropoliRadio.it e presidente dell’Università Popolare dei Castelli Romani, associazione curatrice dell’evento, che ha condotto il dibattito.
Marciano ha ringraziato, per la sua presenza tra il pubblico, Massimiliano Borelli, l’ex sindaco decaduto nello scorso ottobre per le dimissioni contemporanee dei consiglieri comunali di opposizione e di alcuni della ex maggioranza. «In una giornata come quella di oggi, la sua presenza tra il pubblico – ha detto Marciano – testimonia un atto di sensibilità e attenzione per i grandi temi e per la comunità, che non vengono meno, in veste di semplice cittadino, neanche quando non si hanno più responsabilità istituzionali per via dei “giochi” di un certo modo di fare politica».

Intervenuta alla serata anche la consigliera regionale del Lazio Alessandra Zeppieri, che ha portato il suo saluto, rimarcando le tante iniziative portate avanti in amministrazione da Borelli e Cammarano sul tema dei diritti e della parità alle quali lei non ha fatto mancare il proprio appoggio. «Con lei ho condiviso un percorso vero e importante», ha detto Enrica Cammarano.

A caratterizzare il resto della serata, anche le evocative parole del direttore del Museo diocesano, Roberto Libera, e dell’artista Irene Coscarella, riguardo alla quale Enrica Cammarano ha detto: «Ci ha regalato un’opera realizzata con tralci di vite per raccontare le vite tormentate di chi subisce violenza. Una spirale rappresentata con due vie di uscita laterali, per dare spazio alla speranza».
E poi Eleonora Vinci, una giovane impegnata nel sociale, che ha aperto uno spiraglio di speranza verso il futuro e verso la partecipazione maschile al percorso di cambiamento culturale sulla violenza di genere, e Valentina Ariza Moreno, che ha affidato la sua testimonianza alla lettura di una toccante poesia.
Ad accompagnare la serata, gli interventi musicali della violinista Antonella Cirillo e, al pianoforte, di Alessandro D’Angelo Antonio, con brani da lui scritti ispirati da alcune figure femminili: momenti in cui le parole hanno ceduto il passo alla potenza evocativa della musica, strumento universale per raggiungere l’animo delle persone.











