Si è ormai conclusa la rassegna rEstate in Tredicesimo: quattro giorni di eventi gratuiti, organizzati dal XIII Municipio di Roma. Ma per le strade del quartiere c’è ancora chi ne parla, seduto al bar o su una panchina in piazza, mentre dalla radio di un negozio provengono le note di Ma il cielo è sempre più blu. Proprio questa canzone, infatti, ha chiuso la manifestazione ed è ancora nei cuori e nella memoria della gente del quartiere.
Una canzone trasformata in un inno di resilienza ai tempi del covid e gioiosamente fischiettata, anche, da un operaio al lavoro su una strada adiacente la Pineta Sacchetti: probabilmente, ha assistito al concerto di qualche sera fa. Giovedì 31 luglio, infatti, gli abitanti dell’Aurelio ‒ dalla via di Boccea e di Cornelia a Primavalle ‒ si sono radunati a Villa Carpegna insieme a tanti turisti: la Rino Gaetano band ha suonato per tutti loro sotto un cielo terso e quasi illuminato a giorno dai flash dei cellulari, stelle del firmamento digitale che bacia i bei concerti come questo.
Le luci, le canzoni e i ricordi hanno scaldato l’atmosfera e i cuori di tutti. I musicisti hanno cantato, suonato. Alessandro Gaetano, musicista e nipote dell’indimenticato artista calabrese Rino Gaetano, ha raccontato di sé e delle proprie origini famigliari. Il pubblico, assai partecipe, si è emozionato, ha cantato, ballato, scandito il tempo col battito delle mani.
L’attesa
Seduto su file di sedie («Troppo poche!», qualcuno ha commentato, data la grande affluenza di persone) a Villa Carpegna, sin dal pomeriggio, il pubblico aveva l’aria rilassata del frequentatore abituale. Qualcuno passeggiava tra i viali, chiacchierava seduto sulle panchine all’ombra degli alberi o accompagnava i cani fino alla fontanella affinché si dissetassero.
Numerosi erano gli spettatori che, raggiunto il palco, fino a sera, l’hanno circondato su tre lati. Forestieri oppure veterani dei concerti, si distinguevano dagli altri per essere giunti a Villa Carpegna con notevole anticipo, equipaggiati di tutto punto, con acqua, cibo e giacche leggere per qualunque contingenza, nonostante il caldo e il cielo sereno. Stendendo stuoie per terra, le hanno condivise. Alcuni abitanti della zona, arrivati poco prima che il concerto iniziasse, sono rimasti in piedi o si sono accomodati per terra incrociando le gambe su un giaciglio di fortuna.
Quando nel pomeriggio l’allestimento del palco è stato ultimato dagli addetti, sotto lo sguardo dei presenti l’immagine di Rino Gaetano, incorniciata nel logo della band, è stata innalzata come un trionfo. Rino Gaetano non è mai morto, almeno nel cuore di chi lo ha amato e lo ama ancora. Fra vacanzieri, turisti accampati per un pic-nic, parenti, amici, conoscenti, che hanno incrociato gli sguardi salutandosi, nell’ultimo giorno di luglio a Villa Carpegna, si respirava un’atmosfera familiare.
La spettatrice alla mia destra lavorava all’uncinetto per ingannare l’attesa e ha continuato finché la luce del pomeriggio lo ha permesso; l’uomo alla mia sinistra, col cellulare, affinava la sua prontezza di riflessi in un videogioco; appena oltrepassato il cancello, un gruppo di bambini giocava con della sabbia e altre installazioni portate lì dai loro educatori. La Rino Gaetano band, poi, puntuale è salita sul palco alle 21, fra gli applausi, mentre la sera calava su una ragazzina seduta sull’erba a osservare con gli occhi pieni di dolcezza, rispecchiandoli in quelli di suo padre.
I simboli
Sotto il cielo di Roma sono stati celebrati in musica molti altri simboli: il cappello a cilindro di Rino; il triangolo, che gli regalò Renato Zero; l’Italia operaia (con canzoni come Agapito Malteni, il ferroviere); gli emigranti (E cantava le canzoni); gli esclusi (Mio fratello è figlio unico); i politici ladri e corrotti (citiamo Nun te reggae più tra le tante canzoni dedicate al tema); gli amori da spiaggia superficiali (Ping pong); gli affetti familiari profondi (Ahi Maria, che Rino aveva dedicata a sua madre); le canzoni d’amore (troppe per citarle tutte); il capitalismo (Spandi spendi effendi, che rievoca la crisi petrolifera degli anni ‘70 e perfino alcune vicissitudini dell’Italia attuale, tra un consumismo dilagante e un mondo che va a rotoli); la guerra a vista dai telegiornali (che non somiglia all’album dei ricordi di Aida, piuttosto a una mattanza di bambini che non si dimentica mai, nemmeno durante il concerto, quando sono la bellezza, la poesia e un sentimento comune d’affetto a risaltare).
C’è l’identità di un paese ferito e bellissimo, pieno di brava gente che ogni giorno si rimbocca le maniche, si stringe intorno a valori positivi che ritrova in molte canzoni di Rino Gaetano, che sogna ancora coi suoi versi d’amore, gioisce, si diverte, riflette con la sua ironia e s’indigna ancora per i mali sociali che ci affliggono. Il concerto è stato un rito collettivo che ha avvicinato le persone. Un evento culturale importante capace di risvegliare memorie, riflessioni sul presente e ponderare le scelte quotidiane di molti, probabilmente.
Gli artisti
A comporre la Rino Gaetano band sono: Alessandro Gaetano (voce, chitarra acustica, percussioni), Michele Amadori (pianoforte, tastiere, voce), Ivan Almadori (voce, chitarra acustica), Alberto Lombardi (chitarra elettrica, voce), Fabio Fraschini (basso) e Marco Rovinelli (batteria). Ognuno di questi musicisti ha una carriera ben avviata, molti anni d’esperienza e vanta collaborazioni prestigiose. Due di loro, Michele Amadori e Alberto Lombardi, ci avevano parlato dei loro progetti solistici.
Alessandro Gaetano, il frontman del gruppo, è un musicista e cantante italiano. Figlio di Anna Gaetano, sorella di Rino, fin da giovane è cresciuto in un ambiente familiare ricco di stimoli artistici e culturali. Il legame con lo zio ha avuto un’influenza profonda sulla sua sensibilità musicale, tanto che ancora oggi ne custodisce l’eredità artistica e ne difende il ricordo da ogni tentativo di strumentalizzazione.
Debutta negli anni ‘90 sotto lo pseudonimo greyVision, pubblicando tracce strumentali ispirate alla new wave, al post-rock e al dream pop. Ma nel 1999, su iniziativa della madre Anna, nasce la Rino Gaetano band e arrivano progetti significativi come il “Rino Gaetano day”, evento annuale, e la cover collettiva di Ma il cielo è sempre più blu del 2020, realizzata insieme a oltre cinquanta artisti per raccogliere fondi destinati alla Croce Rossa Italiana.
Ivan Almadori, voce e chitarra acustica, porta in scena una interpretazione autentica e attenta delle canzoni di Rino, contribuendo a mantenerne viva la memoria musicale fin dagli esordi della Rino Gaetano band.
Marco Rovinelli è noto per essere il batterista del cantautore Samuele Bersani e per aver lavorato con Massimo Ranieri, Patty Pravo, Marco Mengoni, Luca Carboni, Simone Cristicchi, Gianna Nannini e con le grandi orchestre internazionali al seguito di Andrea Bocelli, José Carreras, Bill Evans e Lucio Dalla. Ha sposato il progetto di Anna e Alessandro Gaetano sin dagli esordi, divenendone il batterista ufficiale.
Fabio Fraschini, bassista per Marina Rei, Il Volo, Valeria Rossi e Gianluca D’Alessio, esordisce suonando death metal e si dedica alla ricerca sonora in studio di registrazione.
Il tour della Rino Gaetano band prosegue. Le date sono disponibili sul sito ufficiale: www.rinogaetano.it.










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